Associazione Mozart in Italia Brescia

I Martedì. Quaderni. Conferenze 1999/2000

Luigi della Croce. Andrea Luchesi, maestro di Mozart e Beethoven

Conferenza del giorno 25 gennaio 2000.

pp. 105-115

 

[testo digitalizzato con OCR: ci scusiamo degli eventuali errori]

 

Mi è stato sconsigliato da varie parti di occuparmi di Andrea Luchesi, dopo che il suo biografo ufficiale - lo studioso veneziano Giorgio Taboga che abbiamo il piacere di avere tra noi - è giunto a sostenere in tempi recenti e recentissimi, in un crescendo di affermazioni sensazionali, che questo oscuro compositore del Settecento (oscuro nel senso che è attualmente immerso nell'oscurata) è il vero autore di musiche attribuite da tempo immemorabile a Haydn, Mozart, Beethoven.

 

Malgrado questo avvertimento, che suonava come minaccia di perdita di credibilità, ho invece voluto cercare di approfondire questo problema, facendone oggetto di un intervento a un simposio internazionale su Beethoven tenutosi nel luglio scorso a Berlino.

 

La relazione, che qui riprendo per grandi linee, è basata su puri elementi di fatto emersi tutti dalle ricerche del professor Taboga e non su certe sua clamorose "rivelazioni".

 

Essa e stata accolta con interesse e disponibilità a rivedere un contesto biografico di tre grandi classici viennesi - Haydn, Mozart, Beethoven - singolarmente lacunoso per quanto riguarda certi aspetti della loro formazione musicale.

 

In particolare: chi fu il primo vero maestro di Beethoven? A questa domanda essenziale per tentare di spiegare le origini di un genio, o per lo meno le condizioni iniziali che ne favorirono lo sviluppo, i biografi dell'ottocento e del primo Novecento non hanno dato risposte convincenti, stendendo un velo di incomprensibile silenzio sul suo primo e unico Kapellmeister, il veneto Andrea Luchesi. Questi ricoprì tale carica dal 1774 al 1801 sotto i due ultimi principi elettori del Principato di Colonia, che era il maggior Stato religioso di Germania e aveva in Bonn la sua capitale. Non può quindi non aver avuto parte attiva essenziale negli avvenimenti dell'adolescenza e della giovinezza di Ludwig van Beethoven, a partire dal momento in cui nel giugno del 1782 incaricò quest’ultimo di sostituire l'organista Neefe fino al momento in cui Beethoven si spostò definitivamente a Vienna, nel 1792. Ho citato Neefe perché risulta da tutti i manuali che sarebbe lui l'unico e praticamente più importante maestro di Beethoven. I dieci anni del cosiddetto periodo di Bonn, durante i quali nacquero opere talvolta preliminari nella configurazione dei temi ai capolavori della prima maturità, rientrano quindi in un quadro formativo - una "bottega" come si direbbe a proposito dei pittori veneti - facente capo al maestro italiano.

 

Ciò apparve in tutta evidenza soltanto negli anni Trenta, grazie ad un ampio e coraggioso saggio di un tedesco, T. A. Henseler, su Andrea Luchesi nel quale l'autore faceva notare strani silenzi e incertezze degli studi beethoveniani a proposito del ruolo svolto nell’educazione musicale del giovane Beethoven dal suo Kapellmeister. Silenzi e incertezze persistenti dai quali non è immune la pur fondamentale monografia di Schiedermair le cui successive edizioni - questo è un particolare importante e rivelatore - citano il nome di Luchesi in modo progressivamente sempre più riduttivo e marginale, fino quasi a ometterlo in occasione dell'ultimo rifacimento del 1970, a cura del figlio dell’autore defunto.

Totalmente cancellato dalla storia della musica risulta Luchesi nella maggior parte dei testi sulla vita di Beethoven, a partire da quello di Walter Riezler tradotto in varie lingue italiano compreso e oggi è considerato un libro base per l'esegesi delle opere, nonché per l'attendibilità delle fonti informative. In tempi più recenti Claudia Valder- Knechtges ha ripreso il discorso aperto da Henseler, allargando le premesse per una rivalutazione critica delle opere di Luchesi, un suo inquadramento più preciso nella storia della musica ed una corretta ricostruzione dell'ambiente nel quale si plasmò la personalità artistica di Beethoven. Nel 1984 la studiosa tedesca ha preannunciato uno studio particolare dedicato all'influsso di Luchesi sul giovane Beethoven, ma a questo punto per cause misteriose questa signora all’improvviso tace, senza dare seguito a quello che aveva promesso di fare a favore di Luchesi: non se n'è saputo più niente, neanche a Berlino nessuno ne ha parlato, lei non s'è vista…

 

A questo punto non si possono ignorare gli sforzi esplicati, a partire dall' inizio degli anni Novanta, da Giorgio Taboga al fine di accelerare il processo di riscoperta del musicista veneto attraverso convegni, concerti, libri e dischi, un’attività che continua a esercitare con grande perseveranza. Non è però facile separare - dal cumulo di citazioni, riferimenti , ricostruzione documentarie, analisi circostanziate di fatti e personaggi, rettifiche che Taboga, nei suoi numerosi libri e saggi pubblicati e non pubblicati, riversa in questi scritti con tono quasi sempre polemico e provocatorio - separare l'elemento di certezza da quanto è ancora solo ipotesi, sovente logica, ma non corroborata del prove concrete.

 

Abbiamo oggi un'idea più precisa di chi era in realtà Andrea Luchesi e dei motivi che spinsero l'elettore Max Friedrich a chiamarlo al suo personale servizio nel 1771. Luchesi nasce a Motta di Livenza nel 1741, da una famiglia di nobili lucchesi trasferitasi però già nel XIV secolo in questa cittadina presso Treviso. Andrea Luchesi - si scrive pure Lucchesi, Luchese, Lucchese, Lucchezzy, Lakesi, Luckese: questo anche per dirvi quanto era conosciuto questo autore, a costo di sentirsi storpiare il nome e vederselo riprodotto in varie forme - ricevette le prime nozioni dal fratello sacerdote don Matteo, pubblico precettore e organista del Duomo locale. La protezione del nobiluomo Jseppo Morosini gli procurò l'insegnamento dei migliori maestri presenti a Venezia: Cocchi, Paolucci, Saratelli, Gallo, e soprattutto il più conosciuto oggi, Baldassarre Galuppi, il Buranello. Dopo la partenza di Cocchi per Londra il sedicenne Luchesi fu affidato a Bertoni, organista ed aiutante di Galuppi nella Cappella Ducale di San Marco a Venezia.

 

In questa città la carriera di Luchesi fu rapidissima: a vent'anni successe a Bertoni come commissario esaminatore per la classe degli strumenti a tastiera; e a ventiquattro grazie alla scuola di padre Vallotti, che fu uno dei pionieri della musica sacra del Settecento, era già un compositore sacro affermato. Alla data del 10 agosto 1764 il Gradenigo (quello che ha scritto la cronaca di Venezia chiamata Notatorio) riferisce che il ventitreenne Luchesi, organista dei canonici di San Salvatore ha diretto la sua Messa e Vespero in occasione della visita annuale del doge al convento di San Lorenzo. L'attività del giovane maestro spazia in tutti i campi: musica sacra in primo luogo, strumentale e teatrale, insegnamento valutazione di aspiranti organisti, inaugurazione di organi, ecc. Scrive musica per l'Ospedale degli Incurabili, per il Seminario, per vari monasteri, e Cantate per la Repubblica di Venezia in onore di ospiti stranieri. Nel '68 Luchesi fu considerato un possibile successore di Francesco Brusa alla direzione dell'Ospedale degli Incurabili. La conoscenza del conte Giacomo Durazzo, conte genovese, personaggio chiave per la diffusione della musica settecentesca italiana oltralpe, gli frutto la commissione dell'opera L'isola della fortuna su libretto di Bertati, che fu rappresentata nella primavera del '65 dalla compagnia di Kurz Bemardon all'Hoftheather di Vienna - Luchesi nel '65 aveva ventiquattro anni ma era già conosciuto a Vienna al punto che eseguivano la sua musica pur non avendone mai visto l'autore. Durazzo era allora ambasciatore dell'Impero austriaco presso il governo della Serenissima e l'acquisto di composizioni per conto di terzi rientrava nella sua sfera di attività, La popolarità raggiunta da Luchesi nei Paesi di lingua tedesca può essere attestata tra l'altro dalla reverenziale visita che i Mozart padre e figlio fecero al maestro di cembalo nel corso del loro soggiorno a Venezia tra l'11 febbraio e il 12 marzo del 1771; visita ricordata soprattutto per il concerto per cembalo e orchestra che il compositore italiano diede in uso al ragazzo prodigio e che il ventunenne Mozart eseguì poi a Ellwangen an der Jagst ancora il 28 ottobre 1777 sulla via di Monaco e Parigi. Significativa la nota biografica su Luchesi, in riferimento alla sua creatività fino a tutto il 1778, del compositore e musicologo Jean-Benjamin Laborde: "Il jouit d'un avantage rare parmi les italiens, ce que ses simphonies sont recherchées en Allemagne".

 La Messa Funebre per il duca Gioachino di Montealegre, ambasciatore di Spagna a Venezia, eseguita il 4 luglio 1771 nella chiesa di San Geremia, una delle più pompose e magnifiche esequie perché "voluta con pompa et dispendio" (sempre il Notatorio) conclude in bellezza la fase veneziana della carriera di Luchesi: questi lascia la città alla fine dello stesso anno il '71 pochi giorni dopo aver preparato la rappresentazione nel teatro San Benedetto del Matrimonio per astuzia, sua ultima opera buffa scritta per l'Italia. Ha accettato l'invito del principe elettore Max Friedrich di venire a Bonn come Musikmeister pagato attraverso la sua cassa privata. E una soluzione provvisoria che il Principe ha adottato per aggirare l'ostacolo del Kapellmeister ufficiale "a vita", Ludwig van Beethoven senior il nonno di Beethoven il quale - il professor Taboga lo ha messo molto bene in rilievo - non era compositore non avendo mai scritto niente. Dunque il genio della posizione non è venuto per sangue, Beethoven l'ha preso da qualcun'altro, non certo dal- la famiglia: il padre era un debosciato e questo é scritto in tutte le biografie, un tenore alcoolizzato; e il nonno un cantante d'opera, con voce di basso. In un'opera buffa di Luchesi, composta ed eseguita poi a Bonn nel 1773, il nonno di Beethoven canta una particina di basso e manca il padre Johann tenore, tolto dai moli attivi per la scarsa qualità della voce.

 

Max Friedrich ha dovuto subire Ludwig van Beethoven senior musicista di formato ridotto in un momento di grave crisi finanziaria, gli costava poco: ma ora vuole che la sua musica sacra sia all'altezza del primo Stato religioso di Germania. Galuppi gli ha segnalato il "celebre Luchesi della Motta, giovane artista versato in tutti i campi, specialmente nell'insegnamento". Il Notatorio Gradenigo XXXI, alla data del 5 dicembre '71, conferma che Luchesi fu chiamato da Max Friedrich con un incarico didattico: "Il signor Andrea, veneziano, giovane assai perito et commendato dell'arte filarmonica passa dalla propria patria al servigio di Massimiliano Federigo, vescovo ed elettore di Colonia, ed ivi si tratterrà per alcuni anni, bene accolto et stipendiato da quel principe mecenate generoso delli virtuosi e letterati et amante dell armonia musicale". Accompagnano il trentenne maestro a Bonn un soprano, due tenori, il primo violino Gaetano Mattioli e un grammatico per l'apprendimento dell'italiano ai cantanti. Luchesi, Mattioli e Bennati, uno dei due tenori,erano i soli assunti con incarico triennale: nessuno dei tre però intendeva [stabilirsi] a Bonn. Solo la morte dell'anziano Ludwig van Beethoven, avvenuta il 24 dicembre '73, permise a Max Friedrich di offrire la carica vacante a Luchesi, con la prospettiva certa di una nomina a vita dopo il tradizionale triennio di prova. Così dal 1774 Luchesi è Kapellmeister a pieno titolo, pagato dalla cassa statale; e dal 1777, superato il periodo di prova, inamovibile. L'altro candidato alla successione era stato il figlio del defunto, Johann van Beethoven.

 

Per Luchesi la decisione di stabilirsi definitivamente a Bonn e divenire suddito del principe fu agevolata dal suo legame con Antoinette D'Anthoin, figlia di un consigliere di corte, che diverrà sua moglie nel 1775. In brevissimo tempo la Cappella di Bonn compie un salto di qualità sorprendente: stando al "Musicalischre Almanach auf das Jahr 1782", che in realtà reca notizie riferibili agli anni '78-'79, essa risulta - pochissimi anni dopo che c'era Luchesi - al terzo posto nell'elenco delle migliori Cappelle musicali tedesche, preceduta dalla Cappella di Mannheim gloriosissima, e seguita - notate, seguita - dalla Imperial Regia Cappella di Vienna che si trova in quinta posizione. Parte del merito spetta certamente anche al primo violino Mattioli, che Luchesi ha convinto a fermarsi a Bonn e al quale verrà affidata la direzione dell'orchestra e la funzione di intendente amministrativo. Il Kapellmeister poté cosi dedicarsi anche e soprattutto alla composizione di musica sacra che starà molto a cuore, dopo la morte nel 1784 dell'elettore Max Friedrich, anche al successore Max Franz, ultimogenito dell'imperatrice Maria Teresa.

 

È logico che l'adolescente Beethoven con questi precedenti abbia trovato in tale eletto ambiente musicale le condizioni migliori per sviluppare i suoi talenti grazie ai quali - sicuramente più che all'intercessione del padre - entrò a far parte della Cappella dapprima come vicario dell'organista titolare Christian Gottlieb Neefe, durante l'assenza di questo e, dall'aprile '83 al maggio '84, come suo sostituto. Neefe, giunto a Bonn nel novembre '79, aveva occupato nel giugno 1782 il posto di organista del defunto Gilles van den Eeden. E’ comprensibile che Beethoven potesse nutrire un certo rancore verso Luchesi, in quanto rivale prima del nonno e poi del padre e in generale quindi verso i compositori italiani. Ciò può forse spiegare il giudizio negativo espresso su questi ultimi nella sua corrispondenza e il silenzio nei confronti del proprio maestro veneto. Mancano d'altronde indicazioni precise su tutti i suoi pedagoghi, salvo quelle contenute in una - del resto molto discussa - lettera inviata nel '92 a Neefe e non conservata Ne parla soltanto Neefe: "Se un giorno diventerò un grand'uomo, lo sarà anche per merito Suo", avrebbe scritto Beethoven, una citazione troppo interessata per non sollevare dubbi sulla sua autenticità.

 

Il mutismo di Beethoven sull'istruzione ricevuta da Andrea Luchesi non cancella peraltro il fatto che questi abbia presieduto, in prima persona e in primo luogo come era nelle sue competenze e nei suoi doveri di Kappellmeister, alla formazione del grande allievo.

 

In ogni caso non è realistico pensare che Neefe divenne "nel 1780 o nel 1781 l'unico maestro significativo di Beethoven, fino a che il giovane lasciò Bonn nel novembre del '92": questo l'ha scritto Maynard Solomon nel suo Beethoven (tradotto in italiano nel 1986) e gliel'ho "rinfacciato" al convegno di Berlino. O che "fu il solo musicista di rango tra i maestri di Beethoven": questo invece è dovuto a Carl Dahlhaus, “Beethoven und seine Zeit”, pure tradotto in italiano nel 1990. I due studiosi tedeschi sono quindi convinti che Luchesi, nella biografia di Beethoven, non è né importante né è degno di qualsiasi citazione.

 

Una rapida rassegna dei musicisti e compositori presenti nella Cappella Elettorale negli anni della prima giovinezza di Beethoven comprende - oltre a Luchesi e all'organista Neefe, tutti e due compositori - il violinista Ferdinand D’Anthoin, il tenore Ferdinand Heller, il violoncellista Joseph Reicha (di cui esistono CD molto interessanti), il conte Ferdinand Waldstein (quello famoso della Sonata): Fra questi sicuramente Joseph Reicha è una figura sul piano creativo sicuramente più rilevante di Neefe, che si è limitato quasi esclusivamente a comporre dei Singspiel. Su tutti dominò incontestabilmente Luchesi, creatore poliedrico di opere il cui valore, a giudicare dai pochi esemplari che vengono ai nostri giorni faticosamente strappati all'oblio, è indiscutibile. Quanto Beethoven ne sia stato influenzato, allo stato attuale degli studi, è difficile dire, dovendosi innanzi tutto procedere al reperimento delle composizioni del maestro veneto sparse in tutta Europa. Il problema è aggravato dal dubbio, come nel caso di Giambattista Sammartini e di altri artisti dell'Italia settentrionale in particolare Lombardia e Veneto, che Luchesi abbia venduto a talune Cappelle nobiliari tedesche (Cappelle naturalmente nel senso di orchestre) attraverso il canale Durazzo sinfonie e musica da camera consentendone l'intestazione ad altri autori: una pratica abbastanza frequente nel Settecento come conferma il noto episodio del conte Walsegg per il Requiem di Mozart. Può essere significativo il fatto che, a partire dal 1771, Luchesi non risulta avere più prodotto musica strumentale sotto il proprio nome. Da fecondo compositore che era - di sinfonie rinomate in tutta la Germania e di opere soprattutto comiche - a Bonn d'improvviso tace, nell'archivio musicale del Principato non figurano più lavori a lui intestati.

 

Le fortune della Cappella di Bonn sotto il principe Max Franz durarono fino al 1794, anno in cui il principato fu occupato dalle truppe francesi. Pensionato, ma non sostituito, il Kapellmeister Luchesi rimase nella sua città di adozione fino alla morte, sopraggiunta nel 1801, a sessant'anni, dimenticato dal mondo musicale come fu il destino di molti artisti di transizione tra le formule del Settecento e il discorso romantico. Ebbe tuttavia modo di assistere da lontano ai primi successi viennesi di Beethoven, uscito come Ferdinand Ries, Andreas e Bernhard Romberg, Antonin Reicha (nipote di Joseph Reicha) e altri musicisti usciti dalla sua "bottega". Le opere di Luchesi riemerse negli ultimi anni non danno ancora la misura dell'influenza esercitata su Beethoven, salvo alcune pagine sacre come il Requiem per Montealegre (ambasciatore spagnolo a Venezia) opera che fu eseguita anche a Bonn per le esequie di Man Friedrich (il primo principe elettore): il carattere profondo di alcune parti di questa Messa lasciano trapelare uno spirito soggettivo che annuncia l'Ottocento.

Quanto alla musica strumentale è troppo presto per trarre qualche conclusione data la confusione che regna in materia. Non è ancora stato accertato a quale anno risalgano le parti di sinfonie anonime giacenti a Modena presso la Biblioteca Estense e provenienti dall'archivio musicale di Bonn. In vari casi il nome dell'autore è stato visibilmente cancellato. Una quarantina di parti di sinfonie corrisponde a note opere di Haydn o di Mozart (per esempio la Jupiter). Sono presumibilmente delle copie ma solo l'esame calligrafico e cartaceo può darne la conferma assoluta.