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Fin
dal 1913 Edward Dent lamentava che la storia dell'opera del '700 è
stata
mal compresa perchè tutti i nostri testi hanno tratto le loro informazioni da fonti tedesche. 60 anni dopo, W.Hildesheimer denunciava che anche la letteratura mozartiana "onesta" si basa sulle autotestimonianze ed i critici mozartiani minimizzano le contraddizioni ed i risvolti inquietanti dando sbrigative giustificazioni a fatti troppo imbarazzanti. In realtà fin dal 1828 Constanze ha indicato il silenzio ed il falso come unico modo per perpetuare il mito di Mozart: "Non si vuole e non si deve mostrare pubblicamente il proprio eroe così come egli stesso si sarebbe descritto nell'intimità delle serate in famiglia. Dire tutta la verità potrebbe nuocere alla Sua fama, alla Sua rispettabilità, al successo della Sua stessa musica". Così, sul Convitato di Bertati, musicato da Gazzaniga nel 1787 le fonti tedesche dicono solo che per il Don Giovanni Lorenzo Da Ponte saccheggiò il libretto di Bertati mentre Mozart non si ispirò alla musica di Gazzaniga. Ma il Don Giovanni è immerso nella stessa oscurità che avvolge le altre due opere "dapontiane": Le nozze di Figaro e Così fan tutte. Reticenze e falsi condizionano anche Enrico Fubini che nel 1988, 150° anniversario della morte di Lorenzo Da Ponte celebrato alla Columbia University di New York scrive:"I documenti che offrono la testimonianza del lavoro creativo che ha preceduto la stesura delle tre opere italiane di Mozart sono molto scarsi,(...) come se tutto fosse avvenuto all'insegna di un qualche miracolo creativo. Pare che manchi un preciso progetto compositivo (....) Tuttavia, il poeta con le sue Memorie ed il musicista con le sue poche Lettere al riguardo,(...) offrono sufficienti indicazioni per intuire ed ipotizzare nelle sue linee generali il tipo di collaborazione su cui si è fondato il loro incontro". Quali affinità esistono tra queste tre opere anomale e la musica mozartiana di altre opere quali Il ratto dal serraglio, musica rubata qua e là, Idomeneo plagiato dall'Idomeneus Cretensium rex di Eberlin, lo Schauspieldirektor e La clemenza di Tito? A mio parere nessuna. Disomogenee tra loro, le prime tre opere hanno in comune solo i libretti di Da Ponte ed i recitativi di Mozart, ma Figaro e Don Giovanni sono superiori a Così fan tutte, di cui Abert scrive: "Come ognuna delle grandi opere precedenti, anche questa ha un suo proprio, ben definito stile (..) La diversità rispetto a quelle è ancora più grande della diversità tra il "Figaro" ed il "Don Giovanni", perché "Così fan tutte" è un capolavoro più di Mozart musicista che di Mozart drammaturgo. (....) Non resta quindi che inchinarci davanti al genio la cui versatilità ha permesso che tra i due fusti imponenti del "Don Giovanni" e del "Flauto magico" fiorisse, come per incanto, questo profumato cespuglio di rose". La differenza di stile del Così fan tutte e le similarità tra Figaro, Don Giovanni e Flauto magico hanno una logica spiegazione, ma la sottrazione di informazioni costringe ad "intuire e ipotizzare" soluzioni miracolistiche compatibili col mito da difendere. Però le notizie esistono, anche se taciute o falsate. Una dichiarazione di Constanze a Mary Novello a 38 anni dalla morte di Mozart, nota dal 1955 e mai contestata, consente di far luce sul Così fan tutte: "Salieri per primo tentò di comporre quest'opera ma fallì, ed il grande successo di Mozart nel portare a termine ciò che non gli era riuscito si suppone sia stata la causa prima dell'ostilità e del malanimo nei riguardi di Mozart". Promosso Primo Kapellmeister imperiale alla morte di Giuseppe Bonno, (1788) Salieri lasciò il teatro comico, incompatibile con la nuova carica religosa. L'opera fu dall'imperatore Giuseppe II affidata a Mozart, che se la intestò. Lorenzo Da Ponte riscrisse il testo, come fece con quello del Bertoldo di Brunati, musicato da Francesco Piticchio. Dent aveva notato che "la costruzione di 'Così fan tutte' è visibilmente imitata da quella de 'La grotta di Trofonio' di Casti e Salieri e che nei concertati "si pensa non tanto a Mozart, quanto al giovane Beethoven, soprattutto per gli episodi pseudo-tragici, che ricordano spesso il 'Settimino', le prime sonate ed i primi trii per pianoforte". Anche questo ha una spiegazione: Beethoven, allievo a Bonn del veneto Luchesi, nei primi anni a Vienna fu allievo del veneto Salieri. A questo punto disponiamo di tre precise informazioni: 1) a conferma che al diverso stile musicale corrisponde un diverso autore, la musica del Così fan tutte è da accreditare a Salieri, per ammissione della stessa Constanze Mozart. 2) Lorenzo Da Ponte si è specializzato nel parodiare, cioè nel riscrivere nuove e più adatte parole per musica approntata su testo altrui (Bertoldo e Così fan tutte). 3) Mozart ha "composto" i recitativi di Così fan tutte e forse qualche aria non musicata da Salieri. Il Bertoldo non fu quindi un caso unico. Da Ponte rielaborò anche Le nozze di Figaro, sul quale molti avevano messo le mani da quando, il 14 aprile 1784, Caron de Beaumarchais aveva inscenato la pièce dopo molti tentativi vanificati dal puntuale veto del re di Francia. Proprio le notizie reperite su Le nozze di Figaro ci aiuteranno a risolvere anche il problema del Don Giovanni. Innanzitutto il Figaro non fu composto all'insaputa di Giuseppe II e del conte Rosemberg, come invece afferma Lorenzo Da Ponte nelle Memorie. Ancora nel 1798 Franz Niemetschek scrisse: "In quest'epoca (autunno 1785) la commedia di Beaumarchais "Figaro" trionfava su tutte le scene. Mozart fu portato dall'imperatore Giuseppe a renderla altrettanto celebre con la sua musica sulla scena dell'opera italiana, dopo che ne fu tratto un Singspiel". Nel Singspiel ( a volte detto Schauspiel mit Gesang) le arie si alternano a parti recitate e mancano del tutto i recitativi. L'imperatore ordinò a Mozart di trasformare in opera italiana un Singspiel che già circolava in Germania, le cui arie erano state musicate da un autore che non è Mozart. Questi ebbe l'incarico solo nell'autunno 1785, e gli venne associato il Da Ponte. Una prassi antica, che Zanetti segnala con riferimento agli oratori-centone quando scrive "che il compito di rivestire di suoni i recitativi era solitamente affidato a qualche musicista locale disponibile". Lo sapeva Leopold Mozart che scrisse alla figlia Nannerl l'11 novembre 1785: "Finalmente ho ricevuto da tuo fratello una lettera di 12 righe del 2 novembre. Si scusa perché deve terminare a rotta di collo l'opera "Le nozze di Figaro". (...) Conosco la pièce. E' molto difficile e la traduzione dal francese ha richiesto certo molti cambiamenti per poter essere adattata a libretto d'opera. Voglia Iddio che ne venga un buon movimento scenico; della musica non dubito. C i vorranno certo molti andirivieni e molte discussioni, finchè il libretto sarà sistemato secondo i suoi dedideri, e lui avrà rimandato e se la sarà presa comoda, secondo la sua bella abitudine, ora però deve fare le cose sul serio, perché è aizzato dal conte Rosemberg".(Abert II 104) Leopold è in pensiero per i recitativi - di competenza di Da Ponte - non per la musica. Conosce l'autore delle arie del Singspiel e sa che ogni riserva è fuori luogo. Da Ponte tradusse le arie tedesche in italiano e predispose i recitativi, sui quali operò Mozart. Infatti, ad un'unica musica sono associate ora parole italiane, ora parole tedesche e Dent ci informa che: "Per tutto il corso del XIX secolo, il culto di Mozart rivelò due aspetti distinti: Mozart in tedesco nell'Europa Centrale, in genere interpretato da cantanti di scarso livello, con tutti i recitativi ridotti a semplici dialoghi parlati; e Mozart in italiano, non in Italia, ma nei teatri d'opera italiana di Parigi e Londra. Il Singspiel e la derivata opera italiana convissero a lungo sulle scene. Mozart musicò solo i recitativi, troppo poco per accreditargli Le nozze di Figaro. Per attribuire a Mozart Le nozze di Figaro, i musicologi tedeschi tacciono il precedente Singspiel eseguito a Francoforte sul Meno l'11 aprile 1785, oltre un anno prima dell'opera di Da Ponte/Mozart (Burgtheater 1.5.86). Il Singspiel fu presentato dalla compagnia di Friedrich Gustav Wilhelm Grossmann, che negli anni 1778-1784 fu la compagnia di corte del principato di Colonia/Bonn. Ad essa il Kapellmeister Andrea Luchesi era tenuto a fornire le musiche di scena. Tutta la musica composta in adempimento degli obblighi derivanti dalla carica, Luchesi la archiviava anonima e gratuita, e l' inventario redatto a Bonn da Ch.G.Neefe l'8 maggio 1784 accerta l'esistenza di 100 pezzi anonimi per gli entr'actes (contenuti in 15 libri oggi scomparsi). Perché gli venissero pagati, altri lavori di Luchesi circolavano sotto il nome del cognato Ferdinand d'Anthoin - anch'egli nascosto dai musicologi tedeschi - compositore dilettante ed autore di scomparsi lavori teatrali, quartetti e sinfonie "alla maniera di Haydn". Dopo aver fornito a Grossmann alcune operette, la produzione di d'Anthoin si interrompe dalla venuta a Bonn del nuovo elettore e protettore di Mozart Max Franz d'Austria (1784) alla morte di Mozart (5.12.1791), per ricomparire con tre lavori - anch'essi scomparsi - dal 1792 alla morte nel novembre 1793. Friedrich von Schlichtegroll, che pure ebbe le informazioni dalla sorella Nannerl, nel Necrologio del 1793 non accredita a Mozart il Figaro, che la Wiener Zeitung n.35 del 1786 gli aveva attribuito. In precedenza, Johann Nikolaus Forkel aveva taciuto sia il Figaro che il Don Giovanni tra la produzione di Mozart nel Almanacco musicale per la Germania del 1789. Niemetschek gliele accredita nella seconda edizione della sua biografia (1798) ma della prima non è rimasto alcun esemplare. L'unico che tentò di attribuire a Mozart il Singspiel di Grossmann dell'aprile 1785 fu Joseph Wolter nel 1901, un falso che l'intero corpo docente della Università di Bonn non osò contestare. Il Singspiel Figaro fu eseguito in luglio ed agosto 1785 anche nella Donaueschingen dei principi Fürstemberg dalla compagnia di Koberwein e, dopo un divieto ed una purgatura affidata dal vescovo elettore al consigliere von Mörs, nell'arcivescovile Magonza il 23 febbraio 1786, quindi oltre due mesi prima dell'esecuzione dell'opera di Da Ponte/Mozart. Ma c'è molto di più. Un Singspiel da Le mariage de Figaro era stato programmato per il 4 febbraio 1785 al Teatro di Porta Carinzia, gestito dalla corte imperiale, dalla compagnia di Emanuel Schikaneder. L'imperatore Giuseppe II, all'oscuro della programmazione, lo vietò il 31 gennaio: "Apprendo che la nota commedia 'Le mariage de Figaro' è stata proposta, in traduzione tedesca, per il Teatro di Porta Carinzia. Ora siccome questa pièce contiene molte indecenze, ritengo che il censore la debba rifiutare del tutto, oppure vi debba apportare ritocchi tali ch'egli possa assumersi la responsabilità della rappresentazione e dell'effetto ch'essa sarà per fare". Il poeta imperiale Da Ponte iniziò a lavorare al Figaro solo dopo il ritiro del divieto, ottenuto da Max Franz, elettore di Colonia e fratello dell'imperatore. Questi procurò a Mozart la commissione, l'aiuto di Da Ponte, la supervisione ed il silenzio del vero autore, Andrea Luchesi. Chiamato nel 1771 dall'elettore Max Friedrich con un contratto triennale a Bonn, per riqualificare la cappella del principato di Colonia dopo la decennale direzione di Ludwig van Beethoven senior (il nonno del Titano), Luchesi era divenuto Kapellmeister a vita nel 1777. Inamovibile, occupava il posto al quale aspirava Mozart, che il 23 febbraio 1782 scrisse al padre: "(per Max Franz) posso dire che io valgo tutto - egli mi lusinga in tutte le occasioni - e quasi potrei dire proprio che non appena sarà elettore a Colonia, io sarò suo Kapellmeister". (Schiedermair Die Briefe Mozarts II 156). Scrive il biografo americano di Beethoven A.W.Thayer (I 143): "Jahn non dice per quale motivo Mozart non fu ingaggiato a Bonn. Forse vi sarebbe andato se Luchesi, a seguito della riduzione del suo stipendio, avesse dato le dimissioni; ma questi mantenne l'incarico di Kapellmeister e non poteva essere licenziato senza motivo. (..) Max Franz si trovò a Vienna per gran parte dell'ottobre 1785 e si adoperò perché Mozart trovasse in qualche modo un posto, ma proprio allora Mozart (...) era impegnato fino al collo con 'Le nozze di Figaro'. La ricostruzione degli eventi ci riporta all'8 maggio 1784, quando Max Franz, nel tentativo di liberarsi di Luchesi per assumere Mozart, ordinò all'organista Ch.G.Neefe di redarre l'inventario musicale della cappella di corte. Dall'inventario risultò che Luchesi, inattaccabile sotto il profilo artistico ed umano, era il vero autore di 28 sinfonie attribuite a Joseph Haydn e di 10 altre, alcune delle quali circolavano a nome di Mozart. Max Franz si rese conto che licenziare Luchesi rischiava di far venire alla luce la mistificazione che, grazie all'impegno finanziario del principe Esterhazy, ha portato la musica austriaca alla supremazia europea. Obtorto collo, rinuncia a Mozart ma esige che a lui siano attribuiti i lavori prima intestati a Ferdinand d'Anthoin. Diventano così di Mozart le sinfonie di Luchesi/d'Anthoin note come K.182, 200, 201, 203, 297 Pariser, 319, 320, 385 Haffner II, 504 Praga e 551 Jupiter, che oggi troviamo presso la Biblioteca Estense di Modena, dove è finita parte della musica inventariata da Neefe nel 1784. La sinfonia K.297 Pariser si trova anche a Regensburg presso l'archivio dei principi Thurn und Taxis in una copia (non segnalata da Koechel) dove la paternità di Mozart è riscritta sopra il nome eraso di Luchesi (Lucchese). Mentre le copie oggi a Modena di otto sinfonie sono segnalate dal catalogo di Koechel, sono taciute quelle di K.504 Praga e K.551 Jupiter (in copia anonima) perché non potevano trovarsi a Bonn nel maggio 1784 se composte da Mozart alle date di dicembre 1786 e agosto 1788 indicate nel suo catalogo personale. I lavori teatrali inizialmente non costituiscono un problema. Vietato ad operare a nome del cognato, Luchesi fornisce anonima la musica a Grossmann. Senza il divieto di Max Franz, Le nozze di Figaro sarebbero oggi intestate a d'Anthoin; nasce invece il Singspiel anonimo che Schikaneder può programmare in prima assoluta in Germania il 4 febbraio 1785 al Teatro di Porta Carinzia in cambio della promessa (mantenuta) di Max Franz di riprendere le relazioni con Grossmann. Vietata la prima a Vienna, Grossmann eseguì il lavoro due mesi dopo (11 aprile 1785) a Francoforte sul Meno, dando inizio alla trionfale marcia in Germania del Singspiel Der lustige Tag oder Figaro's Hochzeit. Quando giunse a Vienna nell'ottobre 1785, Max Franz potè ottenere l'annullamento del divieto ricordando al fratello che non poteva dimostrarsi più retrivo del re di Francia, del principe Fürstemberg e dell'arcivescovo di Magonza. Se poi l'opera non fosse stata purgata a sufficienza, poteva sempre non venire eseguita. Questo dice la lettera di Mozart al padre che Leopold riassume alla figlia l'11 novembre 1785. Molte sono le conferme che la musica del Figaro non è di Mozart. 1) La prima ci viene dallo scarso livello artistico del Singspiel 'Der Schauspieldirektor' che Stephanie e Mozart composero su ordine di Giuseppe II e che fu eseguito il 7 febbraio 1786, a parità di maturazione artistica rispetto a Le nozze di Figaro. 2) Le arie del Figaro rifatte da Mozart per la ripresa viennese del 1789, sono inferiori a quelle del Don Giovanni (1787) ed alle originali di tre anni precedenti. Lorenzo Da Ponte tradusse in un magistrale italiano le arie tedesche del Singspiel ed il testo di Beaumarchais rivisto da Grossmann e purgato da von Mörs. Mozart ha il merito dei recitativi e di non aver inquinato il lavoro di Da Ponte inserendo arie sue tra quelle musicate da Luchesi, come fece per la ripresa viennese del 1789. 3) Ma è Prima la musica, poi le parole, l'opera di Giovan Battista Casti e Salieri andata in scena il 7 febbraio 1786 con lo Schauspieldirektor all'Orangerie di Schönbrunn a testimoniare che Le nozze di Figaro di Da Ponte e Mozart sono solo una parodia, sono state cioè adattate nuove parole a musica esistente. Casti e Salieri non si limitarono a mettere alla berlina la vita e l'arte del poeta di corte Lorenzo Da Ponte, come vorrebbero lasciar credere le fonti, ma della loro vena satirica fece le spese anche e soprattutto Wolfgang Mozart. Scrive in merito Piero Buscaroli (p.111 ss): "Per altri la serata fu un tormento (....) una rassegna di canzonature e satire di usi e personaggi del teatro (....) Quel vizio indispensabile del Barocco musicale che noi chiamiamo parodia, la riutilizzazione della stessa musica con parole diverse, di cui sopravvissero tutti i maestri, Sebastian Bach in testa, venne personificato per la festa imperiale proprio da Da Ponte". Vienna attendeva Le nozze di Figaro, pronta a tributargli un succès de scandale, ma Casti svela con i suoi versi quanto poco originale sia l'opera che si sta allestendo: "Or se tutti son d'accordo / se nessuno è muto o sordo / se la musica è già pronta / se il libretto non si conta / se vestiario, se scenario / se ogni cosa insomma è lesta / se chi paga e dà la festa / vuole ed ordina così / sarà cosa facilissima / di far l'opra in quattro dì". Esiste un accordo per intestare il Figaro a Da Ponte e Mozart, la musica è già pronta (il Singspiel di Luchesi), il libretto è pronto (il lavoro di Beaumarchais su cui hanno operato anche Grossmann e von Mörs), vestiario e scenario sono gli stessi del Barbiere di Siviglia, il lavoro è di sicuro effetto e l'imperatore ha dato personalmente precise istruzioni per l'opera. In conclusione, Le nozze di Figaro mozartiane sono una parodia del precedente Singspiel, così come l'oratorio Il Davidde penitente K469 è una parodia della messa K.427 in do minore. Nel Figaro però, grazie a Da Ponte,, Hildeshaimer non trova le sillabe stiracchiate (che) si trascinano per intere battute provocando quelle accentazioni sbagliate che si trovano sempre in Mozart quando la sua musica non bada al testo. Senza Da Ponte, con il suo italiano colloquiale, Mozart non sarebbe riuscito a mantenere il valore della musica. Logica appare l'esclusione del Figaro dai lavori di Mozart da parte di Forkel e Schlichtegroll, che non gli accreditano nemmeno il Don Giovanni. Afferma Saint Foix che la breve permanenza a Praga del gennaio-febbraio 1787 valse a Mozart il più bel trionfo di tutta la sua carriera (eseguì Figaro e K.504 Prager di Luchesi), e che Bondini commissionò a Mozart il Don Giovanni, ma poi ammette: Purtroppo ci è impossibile fornire il minimo dato sulle circostanze che hanno accompagnato questo avvenimento memorabile. La corrispondenza tace ed ignoreremo sempre se Mozart stesso abbia scelto il soggetto, come si è affermato, e se Lorenzo Da Ponte, divenuto suo librettista abituale, ha fatto valere la sua influenza. Nemmeno sappiamo - salvo che per la famosa ouverture - quali parti dell'opera siano state effettivamente scritte a Praga e la data di arrivo di Mozart in questa città nell'estate 1787". Scrive inoltre Hildesheimer: "Dopo il grande successo del 'Don Giovanni' (Mozart) ritornò all'ordine del giorno con un paio di Lieder. Dei quali il primo ha il titolo "Il compleanno del piccolo Federico" (K.529, 6 novembre 1787) e tratta di un 'bambinello, giovane e tenero" che "da bravo" va "a scuola" e "nella casa del Signore". (...). Nessun estro, neanche nella musica, un Lied strofico, noiosissimo, fa maggiore. (...) Di fatto abbiamo talvolta l'impressione che Mozart abbia voluto cancellare le tracce del suo processo creativo". Ma un processo creativo non ci fu. Mozart si limitò anche nel Don Giovanni a firmare musica altrui ed a musicare i recitativi stesi dallo specialista Da Ponte. Dent ci informa che Mozart rientrò a Vienna (da Praga) nel febbraio 1787 e chiese un libretto a Da Ponte. Questi suggerì la leggenda di Don Juan. Sulla composizione dell'opera non possediamo alcuna notizia degna di credito, benchè non esista altra partitura che abbia dato origine ad una messe altrettanto ricca di vacui aneddoti. E' credibile Da Ponte quando afferma che la scelta fu sua? Giuseppe II interveniva di persona nella programmazione dei teatri di corte e delle feste collegate alla corte. Affidò a Da Ponte il Don Giovanni, perchè a Praga si festeggiasse Maria Teresa in viaggio di nozze. Il libretto del Don Giovanni fu stampato a Vienna con l'annotazione in italiano: "Da rappresentarsi nel teatro di Praga per l'arrivo di S.A.R. Maria Teresa, Arciduchessa d'Austria, sposa del Ser. Principe Antonio di Sassonia l'anno 1787". La vicenda del Don Juan, el Burlador de Sevilla era di moda. A Venezia nel 1787 , oltre al Gazzaniga la musicò anche il Gardi, fu ripresa a Roma dal Tritto ed a Vienna dal 1783, il teatro della Leopoldstadt diretto dall'italiano Carlo Marinelli presentava la commedia in prosa tedesca Don Juan oder der steierne Gast con 81 repliche fino al 1821. Come nel caso del Figaro, proprio la popolarità del Don Giovanni decise l'imperatore ad affidare alla coppia Da Ponte/Mozart la seconda opera per il matrimonio della nipote, da eseguire in una città all'avanguardia musicale come Praga, per poi ripeterla a Vienna. Il successo de Le nozze di Figaro e della sinfonia K.504 Prager avevano dimostrato a Giuseppe II che Praga era n grado di apprezzare la musica d'avanguardia di Luchesi. Alla scelta non fu estraneo l'altro zio della sposa, Max Franz di Colonia/Bonn, pronto a cogliere l'occasione per il suo protetto Mozart. Che al San Moisè di Venezia, il 7 febbraio 1787 fosse apparsa l'innovativa versione di Bertati e Gazzaniga fu per Da Ponte un colpo di fortuna di cui seppe approfittare, ma non fu lui a scegliere il Don Giovanni. L'atto unico di Bertati Don Giovanni Tenorio o sia Il Convitato di pietra, significò un notevole salto di qualità rispetto all'impostazione comica con cui il soggetto era trattato nel teatro musicale. La stessa impostazione segue Da Ponte nel Don Giovanni o sia Il dissoluto punito, sicchè le analogie sono evidenti a livello librettistico, mentre della musica poco o nulla trapassa da Gazzaniga nella nuova opera. Viene da chiederci se fosse nota la musica di Gazzaniga o soltanto il libretto che il Bertati, a giudicare da una copia esistente presso la Biblioteca dell'Opera di Parigi, avrebbe scritto per il Teatro S. Angelo di Venezia ancora nella primavera del 1782. A parere di Roberto Zanetti, Gazzaniga, Salieri, Bianchi e Zingarelli costituiscono le forze di rincalzo dell'operismo nostrano dell'ultimo quarto di secolo, appena un gradino al di sotto di Paisiello e Cimarosa, autori che sapevano riflettere le tensioni riformistiche dell'opera seria di Gluck e Calzabigi. Gazzaniga, veronese di nascita, napoletano di formazione, dotato di indubbia natura teatrale, aiutato da libretti di autori quali Bertati, Chiari, Livigni ed Anelli, abbandona la buffoneria farsesca tradizionale per qualcosa di più sobrio, nitido, efficace e produce pagine che figurano tra le cose migliori della comicità italiana fin de siècle. Il suo Don Giovanni si può considerare momento in cui la routine comica giunge ad una sorta di riscatto, almeno parziale. Secondo Saint Foix Gazzaniga, allievo di Porpora, Piccinni e Sacchini, ha prodotto un capolavoro che ebbe la sfortuna di essere seguito dal super-capolavoro Don Giovanni. Ma anche qui la questione si rivela meno semplice di quanto appare. Il convitato di Gazzaniga, dopo Venezia, fu ripreso a Bologna (1788), Milano e Torino (1789), Parigi e Lisbona (1791), Londra (1794) e Madrid (1796). Dopo il grande successo di Praga, il Don Giovanni iniziò invece a declinare. Esplicativo delle due diverse carriere è il fatto che alla prima parigina del Convitato (1791) Luigi Cherubini inserì brani dell'opera mozartiana, forse per supplire alla brevità dell'atto unico di Gazzaniga. Tra altre modifiche al Convitato ricordiamo quelle apportate da Da Ponte per il King's Theater di Londra, forse una delle maggiori profanazioni del teatro in musica poiché, per ostacolarne il successo, Da Ponte ne fece un "pasticcio" che sfigurava il lavoro con l'annessione di brani di Sarti, Federici, Guglielmi ed altri italiani e comprometteva gravemente certe pagine mozartiane che aveva inopinatamente inserite.(Zanetti 1445). Perché l'opera di Gazzaniga declinò e quella di Mozart si impose nel tempo? La spiegazione si trova in parte nell'appoggio sistematico che, per ragioni extra-musicali, la monarchia asburgica diede alle opere attribuite a Mozart. Molto spiega il falso scambio di battute che, dopo lo scarso successo del Don Giovanni a Vienna (7 maggio 1788) sarebbe avvenuto tra Giuseppe II: L'opera è divina, forse ancora più bella del Figaro, ma non è pane per i denti dei miei viennesi. e Mozart: Lasciamo loro il tempo di masticare. Esso contiene un nucleo di verità: Praga e poche altre sedi, tra cui Bonn, sanno apprezzare le novità "vallottiane" della musica di Luchesi. La "scuola" di Gazzaniga, come dimostra il successo del Convitato e di altre sue opere, lo rende capace di produrre lavori "datati" per il pubblico "medio" di fine '700. Manca però a Gazzaniga la scuola vallottiana che consente a Luchesi di elevarsi oltre i limiti del suo tempo. Questo è stato fatale per l'opera di Gazzaniga, soccombente nel confronto con quella attribuita a Da Ponte e Mozart. Ma che non sia Mozart l'autore della musica confermano le due arie sostitutive, il ridicolo duetto "Per queste tue manine", questi sì di Mozart, che Abert considera errori drammatici, e le leggende sull'ouverture, che Mozart avrebbe composto poco prima della presentazione a Praga il 29 ottobre 1787. Secondo Niemetschek fu scritta in poche ore la sera del 28; secondo Konstanze nella notte tra il 28 ed il 29, mentre lei lo teneva sveglio raccontandogli delle favole; secondo l'attore Genast dopo essere stato messo a letto incosciente per il troppo vino. Mozart addirittura avrebbe scritto tre ouvertures. Sulle leggende e sulle autocertificazioni, scrive Abert: "Quanto la banalità corrente sia rimasta attaccata all'immagine di Mozart 'prodigio', è provato da una lettera apocrifa, diffusa già all'epoca di Rochlitz (....) Con le particolarità che qui gli vengono attribuite, Mozart potrebbe ancora oggi mostrarsi in un qualsiasi baraccone come 'fenomeno musicale'. (...) Solo riguardo alla notte in cui l'ouverture sarebbe stata scritta le opinioni sono discordi. Per rendere più completo il 'miracolo' alcuni hanno pensato alla notte precedente la rappresentazione, cosicchè l'orchestra avrebbe letto l'ouverture a prima vista, ricevendo una particolare lode da Mozart nonostante le molte note 'cadute sotto i leggii'. Altri suppongono trattarsi della penultima notte precedente la prima, e tra questi Konstanze; l'ipotesi viene convaldidata dal catalogo di Mozart dove l'opera, compresa l'ouverture, è riportata in data 28 ottobre. Questa data farebbe pensare alla notte dal 27 al 28, cioè prima della prova generale. Significherebbe però attribuire al compositore e al direttore un coraggio senz'altro eccessivo supporre che essi abbiano osato far suonare all'orchestra in un giorno così importante un pezzo nient'affatto facile e per di più su parti non corrette". Dopo un comportamento del genere Mozart non avrebbe trovato più impresari teatrali diposti a correre simili rischi e sarebbe stato radiato dal giro dei compositori di opere. Veniamo ad una delle poche indicazioni veritiere fornite da Gottfried van Swieten che, nel dicembre del 1798, in un accesso di sincerità ebbe a scrivere: "Per quanto riguarda la musica sono ritornato ai tempi in cui, prima di esercitare l'arte, si pensava fosse necessario impararla con metodo a partire dai fondamenti. (....) I miei consolatori sono soprattutto Haendel e i Bach, e con loro anche i pochi compositori dei nostri giorni che ricalcano a piè fermo le orme di quei modelli di verità e grandezza e promettono di raggiungere la meta (...) Vi sarebbe arrivato senza dubbio Mozart, troppo presto strappato a noi (...)". A questo punto ricordiamo che Dent trovava la preparazione teorica di Mozart "curiosamente superficiale". Che tale fosse lo evidenzia l'ultima opera, Il flauto magico dove, su istruzioni di Luchesi, al quale aveva inviato la partitura per correzione e completamento, Mozart dovette mutare tutta la divisione in battute del duetto n.7 Bei Maennern welche liebe". Simrock, che pubblicò per primo la partitura del Flauto, scriveva da Bonn il 3 maggio 1815 a Gottfried Weber: La mia partitura originale del Flauto magico era stata inviata dallo stesso Mozart all'ultimo elettore di Colnia Max Franz d'Austria, essa è dunque autentica. In seguito Mozart apportò dei cambiamenti ed aggiunse trombe e timpani in molti pezzi". Un'altra prova che dietro al capolavori di Mozart si trova quasi sempre Luchesi. Il confronto quindi non va fatto tra Gazzaniga e Mozart ma tra Gazzaniga e Luchesi. Il Convitato di Gazzaniga, Il Socrate immaginario di Paisiello ed Il matrimonio segreto di Cimarosa provano che una buona preparazione teorica consente di produrre dei capolavori "datati"; il Figaro e il Don Giovanni provano che se ad una scuola completa - che Mozart non ebbe mai - si aggiunge l'innovativo insegnamento vallottiano, la produzione ottenuta può sfidare i secoli. Chiudo con quanto scrive Zanetti, ignaro della vera paternità del lavoro: "Mozart (....) di tutti il più geniale, se non l'unico vero e grandissimo genio dell'epoca, non ha da fare i conti altro che con se stesso; o almeno, nella sua folgorante maturazione, e artistica e umana, quando scrive il suo 'Don Giovanni', si impone di completamente emanciparsi dalle contingenze quotidiane e, nella sua vertiginosa ascesa spirituale, sente di poter procedere controcorrente, tutto puntando sulla realizzazione di un ideale d'arte che è avanzatissimo rispetto al suo tempo". Tutto questo, senza scomodare miracoli, è giusto se riferito non a Mozart ma ad Andrea Luchesi. Silea 21 marzo 2005 Giorgio Taboga |