PROGRAMMA

Prof. Giorgio Taboga, Silea: Andrea Luchesi e l'origine della Wiener Klassik
Dr. Giovanni Battista Columbro, Cremona: Riscoperta delle composizioni di Luchesi
Prof. Alberto Crespi, Milano: Lo status giuridico dei Kapellmeister nel Settecento
Prof. Gabriele Mandel, Milano: Asia e Sufismo all'origine di violino e chitarra
Signora Maria Chailly, Milano: Mio marito Luciano Chailly: un ricordo
Ing. Harry Rosenthal, Quinto Stampi: Luciano Chailly: ricordo di un amico
Dr. Michele Fedrigotti, Varese: Sulle composizioni di Luciano Chailly

Esecuzioni al clavicembalo e pianoforte di brani di Luchesi e di Chailly, eseguiti rispettivamente da Columbro e Fedrigotti.
E' attesa la partecipazione della soprana Magda Olivero.
L' evento è organizzato congiuntamente dall'Università degli studi di Bergamo
(a cura del prof. Spedicato del Dipartimento di Matematica)
e dall'Istituto Musicale Donizetti di Bergamo (a cura della prof. Diaferia).

Si ringrazia la fondazione MIA per la concessione della Sala Piatti.



Bergamo 10/12/2004
Andrea Luchesi e l'origine della Wiener Klassik.


Il maggiore tra i molti inesplicati misteri della storia della musica della seconda metà del XVIII secolo riguarda la repentina fine apparentemente senza eredi della gloriosa tradizione musicale veneta, che nella prima metà aveva prodotto personalità quali Vivaldi, Tartini, Vallotti e Galuppi, ed il contemporaneo emergere senza padri in Austria della Wiener Klassik, con i tre mostri sacri 'autodidatti' Haydn, Mozart e Beethoven. Pochi studiosi si sono permessi di dubitare della verosimiglianza dei due eventi e di ipotizzare un legame di causa-effetto e le relazioni tra i due fenomeni sono state indagate solo a livello di superficie. Poiché è possibile morire senza eredi ma è impossibile nascere senza padri, i pochi lavori di sintesi di largo spettro che sfiorano il problema non danno risposte esaustive o almeno accettabili. Si ammette solo che Vienna fu per quasi due secoli una colonia musicale veneziana dove fino al 1824 operò nell'influente posizione di Kapellmeister imperiale il veneto Antonio Salieri, che di Mozart non fu rivale e di Beethoven maestro, mentre a Salisburgo, dal 1772 al 1782 la cappella fu retta dal veneto-napoletano Domenico Fischietti, uno tra i primi collaboratori musicali di Carlo Goldoni a Venezia. Il solo ad inquadrare il problema dell'influenza veneta sulla Wiener Klassik nei suoi corretti termini fu il padre minore austriaco Leopold Kantner, esperto della musica italiana e mitteleuropea del 700, docente dell'Università di Vienna, che nel 1980, in un convengo dedicato a Padova al grande teorico Padre Francescantonio Vallotti dichiarava:
"Anche Schmidt è costretto a scrivere in modo indeterminato sulle fonti dello stile di Mozart in Italia; può darsi, forse..., così non si trovano affermazioni certe. (?) Brandt nel suo libro sulle messe di Haydn (scrive): Le fonti italiane che Haydn ha conosciuto e che forse hanno formato il suo stile non possiamo identificarle. (?) E così troviamo una zona vuota nella geografia della Wiener Klassik. Perché bisogna confessare che la musicologia del XIX e degli inizi del XX secolo (?.) fu assai impenetrabile in Germania ed in Austria. Un certo nazionalismo non è limitato, a dire il vero, alla musicologia di questi paesi, ma nel caso di cui parliamo dobbiamo ammettere questo nazionalismo: si voleva cercare tutto in patria, ed è strano che sul punto i tedeschi siano stati più radicali degli stessi austriaci (Haydn e Mozart erano austriaci). I tedeschi non volevano alcun italiano, solo dei tedeschi. Allora hanno trovato delle fonti in casa. Ma quando si può ascoltare la musica o controllare la partitura, ci si chiede: da dove proviene? E qui il silenzio è generale. Al massimo si dedica un fuggevole cenno, senza mai parlarne esplicitamente, a questo particolare: l'Italia del Nord (la Lombardia ed il Veneto) e la loro influenza sulla Wiener Klassik. La prima Wiener Klassik non mi soddisfa perché, se di uno stile vi sono solo tre rappresentanti e tutti gli altri sono "predecessori" o "contemporanei" o "epigoni", non abbiamo un vero stile nella musica, nell'arte: vi sono soltanto tre persone, tutti gli altri sono imitatori. Al contrario, la Wiener Klassik deve essere collegata alla musica sacra prodotta in Lombardia e nel Veneto. Se ascoltiamo la messa K.194 di Mozart vi troviamo quasi letteralmente gli stessi temi impiegati dal padre Vallotti, si tratta di un lavoro polifonico nello stile moderno come usa Vallotti. (..) Questo inciso è tratto letteralmente da Vallotti.(..) Passiamo ora ad esaminare la Messa Prima di Haydn. Chiudo con questo "Et incarnatus est"; è quasi lo stesso che ho trovato in un "Credo" di Vallotti. Ora è tempo di trovare più di quanto la musicologia di alcuni decenni addietro sia riuscita a fare, sebbene Erich Schenk a volte abbia accennato, sia pure senza un esplicito riferimento alla musica da chiesa, che l'Italia di Venezia, Padova e la scuola della Lombardia furono molto importanti per la Wiener Klassik. (?) Le scoperte sono appena iniziate, ma dobbiamo tener presenti questi collegamenti".
Nella stessa occasione lo statunitense prof. Mark Lindley, studioso dei rapporti tra teoria musicale e musica pratica nel secolo XVIII, richiamava l'attenzione sulla novità delle teorie armoniche di Padre Vallotti, in modo speciale sulla teoria delle dissonanze, ed aggiungeva:
"Vallotti, oltre ad aver detto che la sua teoria è scientifica, ha anche detto che la musica scientifica è la base della pratica ben regolata. (..) Vallotti è convinto che di fronte a qualsiasi dissonanza può stare l'intero accordo consonante, compresa la nota sulla quale deve risolvere. Vallotti applica questa dottrina, questa regola ma a modo suo (?) Poi vi sono i privilegi goduti da quella settima minore (?) la quale è di natura ambigua, né consonanza né perfetta e vera dissonanza. Da questa dottrina dei privilegi goduti dalla settima minore derivano moltissime conseguenze, tanti accordi del tipo di quelli dell'Ave verum corpus di Mozart (?) passare da consonanza a dissonanza senza muoversi ecc. E'un'estetica propria, non romantica, che merita ogni interesse e porta a scoprire che Vallotti non era un altro Bach, un altro Tartini o Vivaldi; era l'originale e unico Vallotti".
24 anni dopo le segnalazioni di Kantner e Lindley si cercano invano altri contributi sulla questione da parte della musicologia austro-tedesca, dei suoi epigoni anglosassoni o degli studiosi italiani. Enrico Corbi così scriveva sul convegno padovano del 1980 nella rivista antoniana "Il Santo":
"L'intervento più stimolante è stato forse quello del musicologo austriaco Leopold Kantner sugli influssi del Vallotti fuori d'Italia. C'è un vuoto nella storiografia di lingua tedesca: quello relativo alla parte avuta dalle scuole dell'Italia settentrionale nella formazione della primissima "Wiener Klassik", cioè il cosiddetto Classicismo Viennese. In altri termini, Kantner ha mostrato che nello stile sacro l'affinità tra Vallotti da un lato e Mozart e i fratelli Haydn dall'altro è più netta che per i presunti modelli austriaci coevi".
È impossibile sostenere che Mozart e Haydn siano stati allievi o seguaci di Vallotti; di certo ne ignoravano le teorie; forse l'esistenza stessa. Ma deve esistere una spiegazione logica alla presenza di temi vallottiani in lavori di Mozart ed Haydn. Qual è l'elemento comune ai due compositori? Come poterono entrambi adottare stilemi tipici di Vallotti senza esserne stati allievi, come invece lo fu l'abate Vogler a Padova? Proprio la denuncia di Padre Kantner della deliberata rimozione delle influenze italiane da parte dei musicologi tedeschi mi ha consentito di individuare e seguire il "filo di Arianna" che collega i tre "mostri sacri" della Wiener Klassik ad un cancellato musicista veneto allievo di Vallotti, al quale tutti tre devono parte delle loro fortune, in misure e per motivi diversi. Parlo dell'ultimo maestro di cappella del principato di Colonia Andrea Luchesi, nato a Motta di Livenza presso Treviso il 23 maggio 1741 e morto a Bonn il 21 marzo 1801. Seguace del Vallotti, con cui ebbe contatti di studio protrattisi dal 1764 al 1771, Luchesi è il più importante dei molti musicisti che servirono da ponte alla musica veneta e lombarda per il trasferimento al Nord in maniera non episodica ma tale da influenzare il futuro sviluppo della musica austriaca, tedesca ed europea. L'importanza e la stessa persona di Luchesi sono oggetto di un bisecolare tentativo di rimozione motivato dal nazionalismo denunciato a tutte lettere dal prof. Leopold Kantner. La cancellazione ha inizio a Bonn il giorno 8 maggio 1784, quando il nuovo principe elettore Max Franz dovette prendere atto che 28 sinfonie e tre messe oggi intestate a Joseph Haydn e 10 sinfonie che oggi figurano di Mozart erano in realtà del Kapellmeister veneto Luchesi. Ringrazio il prof. Emilio Spedicato per avermi dato la possibilità di rendere pubblico in questa sede il risultato di oltre vent'anni di studi: Haydn e Mozart non sono i grandi compositori che si vorrebbe far credere nè seguaci di Vallotti ma mediocri imitatori ed intestatari di lavori altrui. Questo è subito evidente per Haydn, ancora accreditato di 107 sinfonie non sue di 256 iniziali, ma altrettanto chiaro per Mozart se si ricorda che si sono già scoperti oltre 70 lavori non suoi ed è da ridimensionare ulteriormente. La Wiener Klassik deve la sua usurpata fama a due musicisti italiani, il primo di scuola lombarda Giovan Battista Sammartini, il vero "padre della sinfonia", autore delle prime sinfonie haydniane; il secondo di formazione veneziana e padovana, Andrea Luchesi, maestro di cappella a Bonn dal 1771 al 1794, fornitore di musiche a Haydn e Mozart e vero maestro di Beethoven. Le messe sinfoniche di cui si gloria Haydn risuonavano a Venezia 20 anni prima del Requiem di Mozart, 25 anni prima delle date dichiarate da Haydn e 50 anni prima della Missa solemnis di Beethoven.
Iniziò Sammartini, attorno alla metà del secolo XVIII, a fornire al conte Morzin e poi al principe Esterhazy le prime sinfonie intestate poi a Joseph Haydn. Dal 1763 gli si affiancò Luchesi che, alla morte di Sammartini (1775), rimase il solo sinfonista che, a giudizio del consigliere Bernhard von Kees di Vienna, producesse lavori meritevoli della "griffe Haydn". Joseph Haydn è solo l'autore legale delle "sue" sinfonie; il principe Nikolaus I Esterhazy, che ha intenti solo pubblicitari, le acquista dai migliori sinfonisti con diritto di intestazione ma nessuna di esse nasce da Haydn. Lo stesso avviene con le messe sinfoniche e con i due ultimi oratori, dei quali Haydn non è l'autore. Il "maestro di cemballo" Luchesi conosce i Mozart nel 1771, a Venezia e dà loro un suo concerto per cembalo ed archi. Nel 1778, Mozart spaccia per sua la sinfonia K.297 Pariser di Luchesi e per la scorrettezza viene cacciato con ignominia da Parigi. Solo dal 1784 Luchesi fornisce a W.A.Mozart sua musica in via continuativa e "legale". Qui non siamo di fronte a plagi o copiature, ma a false intestazioni coscienti, e non solo ai danni di Luchesi. Della sinfonia K.444 "Linz" di Michael Haydn, Mozart falsò l'incipit con un adagio iniziale di 20 battute che gli assicurarono l'attribuzione fino al 1908, quando con una manovra da giocolieri più che da studiosi si trasferirono le leggende relative alla nascita in tre giorni del mediocre lavoro di Michael Haydn sull'attuale K.425 Linz, nemmeno essa di Mozart. Le sinfonie K.385 Haffner II, K.504 Praga e K.551 Jupiter escono dalla penna di Luchesi prima dell'aprile 1783 e solo dopo il maggio 1784 divengono di Mozart per acquisto, garantito dal principe Max Franz d'Austria, il nuovo elettore a Bonn, coetaneo e protettore di Mozart. Max Franz tentò pure di liberarsi dell'ereditato Kapellmeister a vita Luchesi per far posto a Mozart, ma dovette scendere a patti riuscendo a far intestare a Mozart, per la maggior gloria della musica austriaca, molti lavori di Luchesi. Ciò spiega perché Mozart fosse oberato di debiti al momento della morte dovuta al bastone di Franz Hofdemel, geloso marito di una sua allieva. Constanze Mozart ottenne il pagamento di tutti i debiti del marito ed una pensione cui non aveva diritto in cambio del suo silenzio sui fatti e misfatti del marito, sui suoi legani con l'establishment asburgico e con Luchesi.
In sostanza il "cigno di Rohrau" Haydn si intesta le sinfonie di Sammartini e Luchesi, Mozart le opere e le sinfonie di Luchesi e Beethoven si forma alla scuola luchesiana a Bonn fino ai 22 anni. È questo il segreto della Wiener Klassik, gelosamente custodito dai musicologi austro-tedeschi. Come intuito nel 1930 da Fausto Torrefranca ne "Le origini italiane del Romanticismo musicale", la Wiener Klassik è un fenomeno quasi interamente italiano.
Torrefranca scriveva del nostro Luchesi:
"Non dimentichiamo che a Bonn vi era un musicista italiano, il Lucchesi, autore di concerti che lo stesso Leopold Mozart cita; e poi, data la falsità dell'indirizzo storico fin qui seguito, è assai probabile che non si sia correttamente indagato circa i veri maestri spirituali dell'infanzia e della giovinezza del grande maestro fiammingo-tedesco".
Dopo 74 anni di falsità, il dubbio di Torrefranca si è risolto in certezzza di falsità. Da parte mia oggi sono in grado di confermare che Luchesi ebbe rapporti con i Mozart, fu maestro di Beethoven ma fornì la maggior parte dei suoi lavori a Joseph Haydn, e ciò non era ancora risaputo.


Nato a Motta di Livenza il 23 maggio 1741, Luchesi vi ricevette un'istruzione generale da parte del fratello Don Matteo, Pubblico Precettore ed organista del duomo. A Venezia proseguì gli studi musicali con i migliori didatti grazie alla protezione del Nobil Uomo Jseppo Morosini. Unì agli insegnamenti pratici di Gioachino Cocchi, Giuseppe Saratelli e Baldassare Galuppi il rigoroso studio della teoria musicale col martiniano Padre Giuseppe Paolucci ed i due esponenti maggiori della scuola fisico-matematica fiorita all'ombra della basilica di S.Antonio a Padova: Padre Francescatonio Vallotti ed il matematico, fisico e musicista conte Giordano Riccati. Percorre a Venezia una carriera folgorante: a vent'anni è membro della commissione che concede le licenze dei suonatori a tasto, virtuoso di organo e già autore di sonate per organo e cembalo. Compone musica per le cerimonie statali, per gli ospedali femminili veneziani e nel 1768, a 27 anni, è candidato alla direzione del famoso Ospedale degli Incurabili. Nel 1763, sollecitato dal conte Giacomo Durazzo, invia al principe Esterhazy la prima di molte sinfonie ora intestate a Joseph Haydn. È sempre il conte Durazzo a favorire a Vienna il suo esordio ufficiale in teatro nella primavera del 1765 con "L'isola della fortuna", replicata in autunno a Venezia e nel 1767 al teatro reale di Lisbona. Nel 1771 lo incontrano i Mozart a Venezia e ne ricevono un concerto per cembalo che Wolfgang suona ancora nell'ottobre 1777 e porta con sé a Monaco ed a Parigi. Chiamato dal principe elettore di Colonia nel 1771, a riqualificare la cappella dopo 10 anni di direzione di Ludwig van Beethoven senior, il nonno del Titano, gli succede nella carica nel 1774 e nel 1777 diviene Kapellmeister a vita del principato di Colonia con sede a Bonn. Ora funzionario musicale del secondo stato religioso d'Europa, sposa nel febbraio 1775 Anthonetta Josepha d'Anthoin, figlia del più influente consigliere del principe dalla quale avrà cinque figli. Il cognato Ferdinand gli farà da prestanome per la musica teatrale e strumentale. Diviene proprietario di due magnifiche case grazie alla vendita di sue musiche all'Esterhazy, che le intesta a Joseph Haydn. Dal 1784 ne fornisce anche a Mozart, dal 1790 al principe Oettingen-Wallerstein che le intesta a Friedrich Witt e ad altri committenti, editori e nobili tedeschi che, come ci informa nel 1780 Benjamin de La Borde, ricercano le sue sinfonie. Lo certifica l'inventario redatto dall'organista Christian Gottlob Neefe in data 8 maggio 1784 della musica della cappella di Bonn, che accerta l'esistenza delle sinfonie K.504 Praga e K.551 Jupiter, diversi anni prima delle date dichiarate da Mozart, di tre messe e delle Sette parole attribuite a Joseph Haydn in tempi incompatibili con la presunta paternità di Haydn.
La musica di Luchesi anteriore al trsferimento a Bonn è abbastanza nota ed intestata; quella che produsse dal 1771 al 1774 come Kapellmeister personale di Max Friedrich è a Modena rubricata come "di N.N."; quella prodotta dal 1774 alla morte nel 1801 non è intestata essendo Luchesi soggetto alla "prassi dell'anonimo", in base alla quale è diritto/dovere del Kapellmeister immettere anonimi e gratuiti i suoi lavori nell'archivio musicale. Sarebbero stati intestati al Kapellmeister dopo la morte o le dimissioni in modo che il nuovo Kapellmeister possa ripartire da zero. Poiché l'archivio musicale partì all'improvviso da Bonn nel 1794, gli anonimi non vennero intestati a Luchesi ed a Modena si ritovano ancora anonimi. I lavori sacri di Luchesi composti fino al 1794 salvatisi dalle razzie avvenute in tempi diversi ad opera di principi austriaci, musicologi e storici della musica, si ritrovano oggi anonimi a Modena, dove vennero ricettati i resti di quella che fu una delle raccolte più importanti di musica del '700, quella del principato di Colonia, per non restituirla alla Prussia erede del principato. L'ultima accertata sparizione di un lavoro sacro di Luchesi riguarda a Modena il Kyrie del Requiem composto da Luchesi nel luglio 1771 a Venezia per il duca Giuseppe Gioachino di Montealegre; presente ancora nel 1851, scomparso da Modena è oggi intestato a Mozart come improbabile K.341 Kyrie di Monaco, di cui manca l'autografo mozartiano.
Sull'attendibilità di quanto da me accertato in vent'anni di ricerche documentate vi saranno precisi il prof. Crespi ed il prof. Columbro, che su di me hanno il vantaggio di conoscere la musica.
Siamo qui riuniti per ricordare due compositori da riscoprire; di Luchesi vi ho parlato ed ora lasciatemi ricordare il Maestro Luciano Chailly, con cui ho intrattenuto una breve relazione epistolare e telefonica senza conoscerlo di persona, per iniziativa del prof. Emilio Spedicato.
Su suo suggerimento inviai al M° Chailly il mio libro "Andrea Luchesi, L'ora della verità" ed altro materiale, chiedendogli un giudizio sull'attendibilità dei risultati ai quali ero giunto e preannunciandogli l'invio di ulteriori documenti. Chiudevo la mia lettera con un Post-scriptum:
"L'ultima mia "fatica" appena terminata riguarda le false intestazioni a Mozart e Haydn, messa a punto solo da qualche giorno. Il 18 dicembre 2001 ero a Regensburg con un fotografo personale per fotografare all'infrarosso l'intestazione di cui all'allegato 28b e quindi può considerare lo studio un'anteprima sulla quale gradirei in modo particolare avere la Sua opinione".
Si tratta della fotografia dalla quale appare chiaramente che il nome di Mozart sulla copia della sinfonia K.297 Pariser oggi a Regensburg è riscritto sopra quello eraso di Luchese, grafia non rara del nome che Luchesi usò a lungo anche in alternativa.
Il M° Chailly mi rispose con la seguente lettera senza data:
"Caro Prof. Taboga, ricevo la Sua lettera del 6 febbraio 2002 ed il copioso materiale di Luchesi (libri, dischi). Grazie. E' una cosa affascinante e mi compiaccio con Lei per la tenacia e per i risultati. I brani corali sono tutti di prim'ordine. Di quellli sinfonici il migliore è il Concerto per cembalo, organo ed archi, ed è particolarmente originale il primo tempo della Sinfonia in do maggiore. Vedrò cosa posso fare da parte mia perché la cosa mi ha entusiasmato. Per l'eventuale conferenza, come ho detto al Prof. Spedicato, non so perché ho 82 anni e qualche disturbo mi costringe a ridurre la mia attività pubblica. Ma farò certamente un articolo per qualche rivista musicale (come la Curci) e ne parlerò a mio figlio per la "Verdi", di cui è direttore dell'Orchestra e del Coro. Chissà! Può venir fuori qualcosa di importante. Sono tanto tanto lieto di questo incontro, per ora solo epistolare. A presto. Cordialmente.
Luciano Chailly
Ci sentimmo un altro paio di volte per telefono, poi l'8 novembre 2002 gli inviai i miei studi sui concerti per pianoforte di Mozart e su "Lo Schauspieldirektor e Le nozze di Figaro" ed aggiunsi:
"Qualora Le interessasse, potrei farLe avere le partiture dei due concerti per cembalo/organo ed orchestra, uno dei quali fu ceduto a Leopold e Wolfgang Mozart a Venezia, nel febbraio 1771. Mozart lo suonava ancora nell'ottobre del 1777. Suo padre e la Nannerl lo usavano sistematicamente a Salisburgo per studio ed esibizione".
Quanto alle Nozze di Figaro, dispongo della locandina relativa alla prima esecuzione a Francoforte sul Meno dell'11 aprile 1785, che precede di oltre un anno la prima dell'opera di Da Ponte e Mozart (1 maggio 1786). L'esecuzione di Francoforte era nota fin dal 1901 (Wolter) ma nessuno ne fa parola dei "ricercatori mozartiani" odierni, tanto da porci il dubbio se ciò che ricercano sia la verità o non piuttosto l"occultamento della verità".
Mi telefono il giorno prima di sottomettersi all'inervento al quale non sopravvisse, per assicurarmi che avrebbe risposto su tutti i punti di mio interesse appena fosse stato in condizione di riprendere l'attività. Il destino non ha voluto che incontrassimo e rimane in me il rammarico di aver perduto prima di conoscerlo di persona un amico che, con la sua autorevole personalità in campo musicale e la rara, autentica apertura ai probemi da me sollevati, avrebbe potuto accelerare il lungo processo di riscoperta e rivalutazione del grande compositore Andrea Luchesi.

30 novembre 2004

Giorgio Taboga