FUTURI
ANTERIORI
7° simposio
mondiale sulle origini perdute della civiltà e gli anacronismi storico-archeologici.
11 novembre
2006
San Marino,
Teatro Titano, piazza Sant'Agata
di Luca
Bianchini e Anna Trombetta
Siamo due musicologi e ci
occupiamo della riscoperta di opere musicali dal '700 in poi. Abbiamo
revisionato e trascritto per teatri e case discografiche.
Le nostre ricerche ci
hanno portato a trovare il primo Verter in musica che abbiamo scoperto a
Milano e che risale al 1794 circa. É stato scritto da Johann Simon Mayr un
musicista bavarese, maestro di Gaetano Donizetti e anello di congiunzione tra
il classicismo viennese e la musica italiana della prima metà dell'Ottocento.
Mayr è stato il compositore più famoso in Italia tra il 1800 e il 1820 e le sue
opere erano in cartellone alla Scala di Milano e nei più importanti teatri
italiani.
Nell'opera lirica Verter, Mayr ha utilizzato il testo dei Dolori
del giovane Werther di Goethe e temi musicali del Flauto Magico
di Mozart, suggellando un legame tra questi autori che ha destato la nostra
curiosità. Anni di indagini ci hanno convinto che la sintesi musicale operata
da Mayr non è stata un caso, perché i tre personaggi Goethe, Mozart e Mayr
facevano parte della società segreta degli Illuminati di Baviera.
Oggi si parla tanto di
Illuminati, ma i nostri studi sono iniziati in anni non sospetti, verso il
1996, e hanno portato alla pubblicazione del libro Goethe, Mozart e Mayr,
fratelli illuminati, Arché Milano, 2001.
Chi sono gli Illuminati di
Baviera e perché sono interessati alla musica?
La Società degli
Illuminati nacque a Ingolstadt il primo maggio del 1776 e fin dall'inizio si
allineò contro l'assolutismo e contro le religioni. Il suo fondatore, Adam Weishaupt,
era un professore di diritto canonico dell'università di Ingolstadt e
nonostante il suo incarico era ateo e materialista. Si proponeva di restituire
all'uomo la libertà naturale, che vedeva limitata dalle tradizionali
istituzioni politiche e religiose. Per questo prese il nom de guerre di Spartaco, il capo degli schiavi in rivolta.
Gli Illuminati predicavano
l'eguaglianza, la libertà, il ritorno allo stato di natura, proponendo la
visione grandiosa di una società basata sulla bontà e sulla pace. Erano una
setta segreta iniziatica e gradualistica. I testi rituali per il grado di Epopto,
uno dei tredici gradini della gerarchia, si rifacevano alla teoria di Rousseau
dell'uomo buono per natura. Solo nei gradi più elevati dei Maghi e degli
Uomini re, erano esposte idee più rivoluzionarie ed estremiste
"Quanti pregiudizi, non abbiamo trovato da distruggere in voi – predicava
Weishaupt – prima di riuscire a persuadervi che questa pretesa religione di
Cristo altro non era, che l'opera dei preti, dell'impostura e della tirannia?
Se tale è questo Vangelo tanto proclamato ed ammirato, cosa dobbiamo pensare di
tutte le altre religioni? Sappiate dunque che esse hanno tutte per origine le
stesse finzioni e sono fondate sulla menzogna, l'errore e l'impostura... Dio,
il mondo, non sono che una stessa cosa; tutte le religioni sono inconsistenti,
chimeriche e invenzioni di uomini ambiziosi".
A ogni adepto era dato uno
pseudonimo, un nome segreto o nom de
guerre, sul quale egli era chiamato a meditare e che riassumeva, secondo i
capi, l'indole e la missione del candidato. Ad esempio il nom de guerre del barone Tommaso Maria de Bassus, uno dei capi
fondatori dell'ordine e maggiore responsabile in Italia, era Annibale, cioè
colui che valica le Alpi e diffonde messaggi rivoluzionari. De Bassus abitava a
Poschiavo (nei Grigioni) e pubblicava scritti sovversivi e pericolosi, secondo
la censura del tempo, servendosi della sua tipografia clandestina: era stato
mecenate di Mayr e primo stampatore in lingua italiana del romanzo epistolare I
dolori del giovane Werther di Goethe (nel 1782). Goethe era affiliato col
nome di Abaris, Mayr con quello di Aristotele.
Nell'istruzione per il
grado di Reggente, Weishaupt imponeva agli illuminati di
"occultarsi sotto l'aspetto di un'altra società". Le logge inferiori
della Massoneria, recita il codice, sono intanto "il velo più conveniente
al nostro grande oggetto, perché il mondo è già abituato a non aspettarsi nulla
di grande e che meriti attenzione dai massoni". Illuminatismo e Massoneria
sono quindi due fenomeni ben distinti, possono convivere, ma non vanno confusi.
Onde assicurare che le attività dell'Ordine fossero tenute celate, un
avvertimento ai traditori era incluso nella cerimonia d'iniziazione. Si puntava
una spada al petto dell'iniziato e gli si diceva: "Se tu sei un traditore
e uno spergiuro, sappi che tutti i tuoi fratelli sono chiamati a combattere
contro di te. Non hai scampo, né troverai posto ove rifugiarti.."
Il quartier generale degli
illuminati era Monaco di Baviera, nome in codice Atene. Anche alle città
erano attribuiti nomi segreti ad esempio Vienna era Roma, il caput
mundi. Ingolstadt era Efeso o Eleusi. Un nome in codice era
dato anche agli stati e ai mesi dell'anno (novembre era Abenmeh); nei
loro scritti utilizzavano sistemi numerici e geroglifici per non farsi
scoprire.
Dalla Baviera l'Ordine
degli Illuminati si diffuse capillarmente nelle province del Basso e Alto Reno
e fuori dalla Germania, in Svizzera, in Austria e in Italia. Gli affiliati
crebbero di numero, comprendendo studenti, mercanti dottori, giudici, avvocati,
professori, ufficiali, banchieri, ministri, poeti, musicisti ecc. Nelle loro
fila c'erano anche principi, duchi, conti e preti. Dagli illuminati insinuatori
poteva essere proposto chiunque, "tranne i gesuiti, da fuggirsi come la
peste, i pagani, gli ebrei....i brutali, i rozzi e gli imbecilli", per
evitare che l'Ordine fosse scoperto. Gli sciocchi, ma pieni di soldi "sono
buona gente", secondo Weishaupt, perché "fanno numero et aerarium.
All'opera, dunque, bisogna che questi signori mordano l'amo, ma guardiamoci
bene dal confidare loro i nostri segreti. Questa sorte di gente deve essere
sempre persuasa che il grado in cui essa si trova sia l'ultimo". I
principi e i re sono accolti "con moderazione" e non potranno
conoscere i veri misteri.
Le donne potevano
iscriversi alla setta degli illuminati, ma senza speranza di occupare i posti
di comando: "non c'è modo di influenzare l'uomo così fortemente - sostiene
Weishaupt - se non per mezzo delle donne.
Devono perciò essere studiate. Dobbiamo insinuarci nelle loro buone opinioni e
dar loro una qual certa possibilità di emancipazione. Questo sesso ha una gran
parte in questo mondo". Tuttavia gli illuminati non avevano scrupoli ad
usare le donne, il ricatto del sesso e dei soldi, per controllare uomini di
potere, minacciandoli di rovina, di esposizione pubblica o di morte. I fini,
secondo Weishaupt vanno perseguiti "con qualsiasi mezzo e nel
segreto".
"Gli illuminati
predicavano una moralità rigorosa, la temperanza e una indiscussa applicazione
allo studio". "Coloro la cui educazione non è ancora compiuta, sono
più cari all'Ordine ". I giovani da arruolare si preferivano "arditi,
intraprendenti, ubbidienti, docili, socievoli, potenti, ricchi, nobili",
di bell'aspetto, meglio protestanti che cattolici, sensibili e con il cuore
tenero. Ancor più se "avessero subito qualche disgrazia, non per semplice
accidente, ma per qualche ingiustizia, cioè quelli che con più certezza si
possono contare tra i malcontenti: ecco i veri uomini che conviene chiamare nel
seno dell'Illuminatismo, come nel loro asilo".
Gli affiliati dovevano
confessarsi coi loro superiori e tra gli obblighi c'era anche la stesura
giornaliera del diario, da consegnare due volte al mese al
"confessore" e contenente l'analisi delle attività sociali e dei
pensieri, che gli fossero venuti alla mente; "dall'individualizzazione dei
pregiudizi, di cui si diranno affrancati" ci si potrà rendere conto
"di chi sia maturo per accogliere certe dottrine politiche poco
comuni".
Weishaupt scriveva:
"dobbiamo acquisire il controllo dell'educazione, della Chiesa e dei
pulpiti" perché ciò avrebbe garantito l'adesione degli intellettuali,
degli artisti e degli scienziati. L'amore per le lettere e per la scienza li
avrebbe tratti in inganno, tenendoli legati all'Ordine. Egli proponeva di
creare Accademie, Società letterarie e di lettura per formare con l'esempio e
l'istruzione il cuore e lo spirito dei giovani illuminati. "Voglio che lo
studio degli antichi, l'arte di osservare e delineare i caratteri storici e
quelli delle persone viventi, e il concorso di trattati e di questioni
proposte, facciano qui l'occupazione dei nostri allievi".
Altri messaggi però si
possono cogliere dagli scritti di Weishaupt e dalle opere pubblicate nella
tipografia clandestina del barone De Bassus di Poschiavo: il razzismo nei
confronti degli ebrei, il desiderio di rivalsa del popolo germanico contro la
"mollezza del Mezzogiorno" e in campo musicale la volontà di creare
una tradizione austriaca e tedesca da contrapporre alla moda italiana,
imperante a quel tempo in tutte le corti d'Europa.
A tutti i membri veniva
insegnata l'importanza "del silenzio e del segreto che sono l'anima
dell'Ordine... la franchezza non è una virtù se non con i superiori; la
diffidenza e la riservatezza sono la pietra fondamentale". L'iniziato
faceva voto di eterno silenzio, fedeltà e ubbidienza inviolabile a tutti i
superiori e agli statuti dell'Ordine, rinunciando al proprio giudizio.
L'impegno più importante, oltre alla disponibilità finanziaria per i fratelli,
era anche la propagazione del credo illuminato e di tutte le opere dei
Fratelli.
Ai tempi del terzo
congresso massonico di Francoforte nel 1786 l'Ordine controllava virtualmente
tutte le logge massoniche e negli incontri i loro fini erano ancora la
comunione dei beni, il controllo sull'istruzione, la rimozione di tutti i
governi per creare una repubblica libera da costrizioni morali, religiose, e
sociali, assolutamente egualitaria, la distruzione della Chiesa e di ogni forma
di Cristianità.
Le opere religiose di Mayr
sono illuminate e, nonostante Mayr fosse considerato campione della musica
sacra anche dai vescovi e dai papi, pongono seri problemi per l'identità d'un
repertorio che non è per nulla cattolico.
(tutte le citazioni e le
notizie sono tratte dal libro di Luca Bianchini e Anna Trombetta, Goethe,
Mozart e Mayr, fratelli illuminati, Arché Milano, 2001)
Il Sisara di
Giuseppe Maria Foppa e di Johann Simon Mayr, rappresentato a Venezia al
Conservatorio di San Lazzaro dei Mendicanti nel 1793, è apparentemente un
Oratorio o azione sacra, ma stravolge il senso biblico. Intanto si intitola
Sisara e non Debora, perché esalta il personaggio cananeo Sisara, vincitore
morale, la cui figura è riabilitata dopo che è morto per aver subito un inganno
atroce ordito dalla perfida e adultera Giaele, che Sant'Agostino, commentando
l'Antico Testamento, aveva invece paragonato alla Vergine Maria. L'ebrea Giaele
riscuote in denaro la "giusta" ricompensa.
I tre colpi orchestrali,
quando Giaele infigge il picchietto nella tempia di Sisara, sono lenti e
marcati, e ricordano la cerimonia d'elevazione massonica al grado di
Maestro.
Le note trionfali del coro finale risuonano sottilmente ironiche, come ironica
è l'Aria parodia del Sisara scritta in altra occasione dallo stesso Mayr.
L'Oratorio Samuele
è stato scritto da Mayr, secondo la versione ufficiale, nel 1821 per celebrare
nella Diocesi di Bergamo il vescovo Pietro Mola.
L'argomento è assai
strano, tenuto conto dell'accoglienza al prelato, perché dipinge a colori caldi
un ambiente religioso corrotto.
L'opera Atalia data
a Napoli al Teatro San Carlo nel marzo 1822 è un susseguirsi di invettive
contro gli ebrei e un'esaltazione di Atalia e del dio dei pagani.
Il libretttista Felice
Romani e il musicista sottolineano l’inno corale in lode del dio dei Fenici che
riflette "un giudizio severo" sulla religione ebraica, praticata con preghiere che paiono “tristi e
supplichevoli”, che è accompagnata da arpe "querule" e musiche
"meste" che s’innalzano dall’ara. Quella del dio fenicio è musica invece "lieta, su cetre eburnee,
con danze splendide e orge notturne". Atalia è introdotta da un coro
osannante gli adoratori di Baal, che avversa i selvaggi riti dei semiti.
A far da sfondo ci sono
alberi disposti simmetricamente, che formano un bosco sacro davanti al tempio
di Baal preceduto ai due lati da un colonnato: ancora simboli massonici.
L'Oratorio San Luigi
Gonzaga eseguito a Bergamo il 20 giugno 1822 può sembrare un'Oratorio
canonico, ma il significato della musica e del libretto, che è curiosamente
zeppo di commenti, è particolare. I gesuiti, nemici giurati degli illuminati di
Baviera, sono invitati a lasciare il mondo, a ritirarsi in un eremo e a non
occuparsi di politica e San Luigi Gonzaga perde la testa al suono della
marsigliese, che Mayr ha astutamente celato in una marcia militare. In
partitura sono disegnati per sfottò una grande nota, come una palla di cannone,
e anche il cannone sul margine destro.
Tutte le opere di Mayr rispecchiano
il suo credo illuminato, anche l'Adelasia e Aleramo, che riprende in
parte musiche di Beethoven, è dedicata appunto alla storia d'un principe
carbonaro.
(i commenti alle opere
sono tratti dalle prefazioni alle partiture di Johann Simon Mayr, nella
revisione di Luca Bianchini e Anna Trombetta, pubblicate da ItalianOpera nel
1999).
Gli illuminati erano
organizzati nei gradi di Minerva, figlia di Jupiter e dea della poesia, dei
commerci, della musica.
Il motto illuminato
"annuit caeptis" deriva da un passo dell'Eneide "Jupiter
omnipotens, audacibus annue coeptis" [IX Libro: Jupiter onnipotente, che
favorisce le imprese degli audaci].
L'aquila è simbolo di
Jupiter e del potere imperiale.
Jupiter è dio illuminato,
di quella luce che si manifesta col lampo e corrisponde al dio Baal, che Mayr
esaltò nell'opera Atalia.
Jupiter rappresenta il
male nel "Prometeo liberato" di Mary Shelley. L'opera venne
pubblicata nel 1820 e seguì di pochi anni il romanzo "Frankenstein, o il
Prometeo moderno" (1818), nel quale il protagonista Victor von
Frankenstein insegna a Ingolstadt, come il professor Weishaupt, fondatore degli
illuminati.
Mozart ha scritto
"tre grandi sinfonie - dice l'Abert nella sua biografia del compositore -
nei tre mesi estivi del 1788: ... in mib maggiore, sol minore e quella in do
maggiore" (Abert, Mozart, cap.XVI, II 489).
Quest'ultima Sinfonia in
do maggiore K551 è intitolata Jupiter.
La Jupiter non si chiama
così per dipingere in note i fulmini di Giove, come romanticamente qualcuno ha
suggerito: "Il nome Jupiter compare solo dopo la morte di Mozart" e
secondo Abert "non se ne conosce la fonte" (ibid.).
Jupiter è simbolo d'un
credo neopagano nel dio che s'era trasformato in cigno per sedurre Leida e
l'aveva conquistata col canto. Giove, come Minerva, fu anche simbolo della
Musica.
Jupiter è dio dei Misteri,
ad esempio quelli di Bacco-Dioniso, e dei tanti altri così cari a Mayr, che nel
1802 scrisse addirittura l'opera lirica i Misteri Eleusini eseguiti alla Scala
di Milano, che sarebbe interessante recuperare.
Mozart avrebbe composto in
due mesi (!) le sue tre ultime Sinfonie senza alcuno che gliele avesse
commissionate (K543: il 26 giugno; K550: il 25 luglio; K551; il 10 agosto).
In quei mesi febbrili,
oltre alle tre Sinfonie, scrisse anche due Trii (K542: il 22 di giugno; K548:
il 14 luglio), un Adagio e una rielaborazione per quartetto d'archi (K546: il
26 giugno), una Sonata per pianoforte (K545: a fine giugno), un'altra per
violino (K547: il 10 luglio), una Canzonetta per due Soprani e Basso con
accompagnamento di tre corni (K549: il 16 luglio) e un Lied (K552: l'11
agosto).
Ma tutti questi altri
pezzi contraddicono lo stile dei tre capolavori sinfonici per cantabilità delle
parti, tecnica dei cromatismi, giochi strumentali...
Mozart, amico fraterno
dell'illuminato Ignaz von Born (nom de
guerre Furio Camillo), era illuminato lui stesso, come il padre Leopold,
come lo fu Mayr, come Haydn, e, secondo studi recenti, Beethoven, che ebbe per
alcuni mesi l'illuminato Neefe per maestro.
Jupiter è appropriatamente
associata a Mozart.
Il nome della Sinfonia
Jupiter è un tassello d'un disegno più complesso, politico, sociale, economico,
che andrà ricostruito.
Di questo contesto,
vogliamo analizzarne una parte, relativa agli illuminati, che ambivano a
controllare i mezzi di comunicazione d'allora, soprattutto la musica teatrale,
considerata, come oggi il cinema o la televisione, uno strumento essenziale di
potere e d'educazione delle masse.
Anche la musica, come la
letteratura, la poesia, di pertinenza dei Sacerdoti Minervali, ognuno esperto
d'un settore, doveva servire al trionfo di Vienna (cosiddetta "Roma",
il nuovo caput mundi) contro lo strapotere dei musicisti italiani.
Nel fondo musicale della
biblioteca estense di Modena ci sono le parti staccate della Sinfonia
"Jupiter", che hanno attribuito a Wolfgang Amadeus Mozart, ma che lì
sono anonime.
Quelle dell'anonimo autore
sono del 1784 o forse precedenti. La partitura di Mozart, stessa musica, è del
1788, quindi Mozart deve aver copiato da una partitura preesistente, che risale
almeno al 1784.
Il fondo modenese che
raccoglie quelle sinfonie viene da Bonn e fu catalogato a Bonn come di anonimi
o "di altri autori", non di Mozart.
Se Mozart non ha scritto
la Jupiter chi l'ha scritta?
Prima di rispondere,
occorre considerare che i problemi che il fondo di Modena solleva, non si
limitano alla Jupiter. Ci sono in quell'archivio modenese altre sinfonie
anonime attribuite poi a Mozart, e molte anonime attribuite successivamente ad
Haydn, il quale pure ebbe contatti con Mozart e frequentò, si diceva, le Logge
massoniche e gli ambienti illuminati.
A Modena c'è pure una
sinfonia che è esclusa dai cataloghi mozartiani e che Mozart ha trasformato
nella Posthorn Serenata, inserendoci dei Movimenti. Anche la K444, che poi si
scoprì non essere di Mozart, ha una storia analoga e il Salisburghese la
spacciò per sua aggiungendo un'Introduzione orchestrale.
Queste attribuzioni
improprie provano un'operazione, che potremmo battezzare "Jupiter", e
che profittava della mancanza dei diritti d'autore per esaltare la scuola
viennese.
La musica poteva essere
acquistata da ricchi, arbitrariamente sottratta al vero autore, attribuita ai
direttori a servizio dei nobili di turno. Chi acquistava la musica ne deteneva
i diritti, compreso quello d'attribuirla ad altri, vincolando al silenzio il
vero autore, solennizzando l'accordo col notaio (come può essere successo a
Bonn col fondo di Modena).
Negli anni Ottanta Mozart
cominciò pure a tenere un elenco delle sue opere, delle quali parla a volte in
terza persona, dicendo che a lui hannno fatto bella impressione, e cercando il
giudizio di altri, o confessando di non ricordarne neppure una nota. Cambiò
improvvisamente stile, cosa che i biografi in genere gli riconoscono, e iniziò
a comporre con cantabilità tutta italiana, nella quale si sentono anticipazioni
d'un linguaggio beethoveniano.
Tutto frutto del genio?
Impossibile.
A proposito di Mozart,
Johann Simon Mayr, suo contemporaneo e pure illuminato, non aveva una grande
considerazione.
Mayr conferma "che
non sempre quello che primo stampa, delle cose pubblicate è il primo
Autore".
Lo stile delle ultime
sinfonie, compresa la Jupiter, è incompatibile con altre opere del
Salisburghese. I dettagli di queste ricerche e altre fonti e documenti saranno pubblicati a dicembre
2006, a conclusione delle celebrazioni di Mozart, nel sito dell'Opera italiana www.italianopera.org
Chi fu probabilmente
l'autore di queste sinfonie modenesi?
Andrea Luchesi, maestro di
Beethoven, conoscitore delle teorie del Vallotti ed esperto di scuola veneta.
La Jupiter somiglia per
divisione di Movimenti, per tonalità, per struttura e per temi alla prima
Sinfonia in do maggiore di Beethoven.
L'illuminato Neefe fu
Maestro di Beethoven per un periodo molto breve. L'italiano Luchesi lo formò
invece per circa dieci anni continuativi.
L'ha sottolineato Giorgio
Taboga nel libro L'ora della verità (Associazione corale Luigi Sartori,
Progetto Luchesi, Treviso 1994) e ha pure mostrato i problemi d'attribuzione
dell'unico ritratto di Neefe a Bonn.
Proprio dall'archivio di
Bonn, detta in codice segreto "Stagira" (nella Provincia detta
"Etiopia", nella Regione detta "Macedonia"), covo di
illuminati e centro di potere, fu Neefe a curare con altri l'inventario del
fondo del Maestro di Cappella Andrea Luchesi di Bonn, profittando della sua
assenza. Luchesi fu attorniato da illuminati di Baviera: oltre a Neefe
(Glaucus), Ferdinand d'Antoine, compositore (Ermogene), che servì da
prestanome, secondo il professor Taboga, per altre musiche di Luchesi; il
signor Johann Joseph Eichhoff (Desiderius), il redattore Johann Peter Eichhoff
(Hephaestion), il dottor Franz Wilhelm Kauhlen (Tassilo), il musicista Franz
Ries (Parmenio), Klemens August von Schall (Anassagora), il nobiluomo Klemens
August von Schall (Chabrias), il prete Schmidt (Japhet), l'attore Schmidt
(Roscius), il musicista ed editore Nikolaus Simrock (Jubal; il quale fondò poi
una Società di lettura), il signor Johann Friedrich Velten (Bernoulli) ...
(l'elenco è tratto dagli scritti di Zwack).
Il nome Jupiter [della
Sinfonia K551] non fu coniato da Mozart, ma, come si ipotizza, dal musicista
illuminato Johann Peter Salomon, membro dal 1782 della loggia tedesca a
Londra, impresario e organizzatore di
concerti, amico stretto di Andrea Luchesi. Salomon, come scrive Giorgio Taboga,
verrà a Bonn insieme a Joseph Haydn per acquistare le sinfonie
"Londinesi" (cosiddette "Sinfonie di Salomon") attribuite
ad Haydn. Le musiche di Luchesi "e d'altri autori", rigorosamente
anonime, furono catalogate da illuminati di Baviera e trasferite in Italia dopo
l'inizio della persecuzione contro gli illuminati per evitare che cadessero in
mano ai prussiani.
I nostri studi
sull'illuminatismo, cominciati dieci anni fa, si sono idealmente incontrati in
internet con quelli del professor Taboga mentre approfondivamo il ruolo
politico degli illuminati viennesi e di Bonn.
Luchesi, Maestro della
Cappella musicale di Bonn, massimo sinfonista e autore di musica religiosa e
sacra di quei tempi, fu obbligato per contratto a scrivere in forma anonima
(come facevano molti italiani) e continuò anonimamente per tutta la vita la sua
attività di compositore. Lui ed altri vendettero o cedettero le musiche a
nobiluomini (spesso illuminati), che le girarono ai musicisti Mozart, Haydn e
altri, pratica allora comune e volutamente non approfondita. Così del resto
aveva fatto Sammartini, su commissione dei signori di Ezsterhaza, ricevendo in
cambio soldi per tramite d'un banchiere genovese, oppure la famiglia Mozart,
che vendette l'attribuzione del Requiem. Buona parte della miglior musica di
Mozart non è di Mozart, ma è tratta da Luchesi e da altri autori. Fu scritta
nei primi anni dal padre, dalla sorella: poi da musicisti tedeschi, italiani.
Da qui venne la favola delle opere pensate da Mozart per intero nella sua
memoria e trascritte dal giovane Maestro senza errori e pure di fretta, come
farebbe un copista.
Mayr conosceva la Jupiter
e la citò letteralmente, in senso anticlericale, nelle Lamentazioni sacre,
che solennizzavano le liturgie nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore a
Bergamo.
"Mozart - scrive Mayr
- fu "un grande genio Allemanno, quasi sconosciuto alla sua stessa patria,
mentre vivea, le di cui produzioni drammatiche si resero note, e vennero
apprezzate nel Paese ... soltanto dopo un corso di 30 anni. Mozart fu, se
non il vero creatore, certamente quello, che formò lo stile armonico
... per via delle copie e della stampa delle sue opere drammatiche"
(Rossini, scritto autografo di Mayr, 1821-22, Biblioteca Angelo Maj, Salone
9-6/1, Bergamo).
Per Mayr, Mozart non fu un
"vero creatore" come lo fu il musicista Paër. Mozart, per lui,
s'attenne pedissequamente al modello italiano che l'aveva preceduto.
I fanciulli prodigio sono
un fenomeno che per il Bavarese non nasce senza scuola. Il classicismo viennese
non può aver solo tre rappresentanti e tutte e tre geni sorti dal nulla, senza
nessuno che li abbia anticipati e nessuno che li abbia adeguatamente seguiti:
"Non è difficile di
provare che i talenti precoci non sono utili né all'arte, né all'individuo che
la possiede; ma al contrario sono essi dannosi a l'una e l'altro" (Mayr,
Zibaldone, p.70).
Dice ancora Mayr: "Il
genio autentico è consacrato, non inebriato; è educato, non nato: infiammato
dal sentimento, purificato dall'intelletto; dotato dalla natura, maturato
dallo studio. Quel che si vocifera del genio cieco null'altro è se non
favolosa leggenda. Nella musica, la sapienza acquisita ... non sa assolutamente nulla di spensierati
allievi della natura, privi di arte e scuola" (Zibaldone,
pp.110, 111).
Il mito della scuola
viennese va ridimensionato e inserito nel giusto contesto dell'anacronismo
politico degli illuminati, che vollero restaurare in epoca moderna l'età
dell'oro perché predominasse Jupiter, cioè l'Aquila imperiale austriaca. Mayr
si rese conto delle falsità di quei miti, costruiti a tavolino, ma preferì
tacere: "Le finezze dell'arte non sempre si conoscono e gli intenditori
preferiscono tacere, piuttosto che parlare apertamente e rovinare agli altri le
gioie"
(Zibaldone, pp.126, 127).
Continuò a scriver musica
egli stesso, col mezzo col quale s'eran distinti gli illuminati, che
preferivano rubare le opere di ingegno ai monaci - si legge in una lettera - ,
piuttosto che lasciarle a quei "rozzi imbecilli". Supplì alla
mancanza di melodia copiando da altri e riarmonizzando per mascherarla. Lo
confessò candidamente.
Tenendo conto che per lui
"pianta" significa maestro e "fiori" sono i pezzi musicali,
"giardino" le proprie composizioni, "terre" le Nazioni
musicali, egli scrisse: "Vo coltivando e trapiantando d'altre terre, ove
s'incontrano [fiori] non di rado più freschi e coloriti, di bella forma e di
soave fragranza" (Zibaldone, p.65), perché l'importante, in fin dei conti,
è la gloria: "Vi dirò che spesso son del mio campo ed orticello i fiori, e
spesso ancor trapiantati d'altronde, nel che poco diversa è la gloria, purché
sian freschi e belli e pajano almeno" (Zibaldone, p.66).
A proposito di Mozart
invece sentenziò nello Zibaldone che il Salisburghese è "uno solo nel suo
Requiem" (Zibaldone, p.19). Il Requiem infatti è stato scritto a più mani,
ma soprattutto da altri e non da Mozart! I frontespizi dei lavori di Modena
vennero strappati. Il nome di "Luchese" compare nella partitura d'una
Sinfonia conservata a Regensburg, che è significativamente anche nell'archivio
di Modena, ma è stato cancellato da qualcuno, che vi ha sovrapposto la firma di
Wolfgang Amadeus Mozart. Il massimo rappresentante della musica italiana,
Andrea Luchesi, e altri, come lui costretti all'anonimato, vennero dimenticati
per creare quegli uomini nuovi, che la Shelley aveva preconizzato nel suo
Frankenstein.
Luca Bianchini, Anna
Trombetta
Bibliografia
Luca Bianchini e Anna Trombetta,
Goethe, Mozart e Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano 2001;
Mario Arturo Iannaccone, Storia
segreta: Adam Weishaupt e gli illuminati, Sugarco edizioni, Milano 2005;
Giovanni Simone Mayr, Passi
scelti dallo Zibaldone, Banca Popolare di Bergamo e Credito Varesino, 1992;
Giorgio Taboga, Andrea
Luchesi l'ora della verità, Ponzano Veneto (Treviso) 1994;
Giorgio Taboga, Andrea
Luchesi e la cappella di Bonn, Restauri di Marca n.3;
C.Valder-Knechtges, Die
weltliche Werke A.Luchesis, Merseburger 1984;
T.A. Henseler, Andrea
Luchesi der letzte Bonner Kapellmeister zur Zeit des jungen Beethoven,
Bonn 1937.
Discografia
Requiem (IX Festival
Lodoviciano) (Tactus)
L'Inganno scoperto
overo il Conte Caramella (opera
buffa)(IX Festival: dir. G.B. Columbro)
La Cantata per
l'Incoronazione di Max Franz d'Asburgo (X Festival Lodoviciano)
Sinfonia in sib maggiore e
Sinfonia in do maggiore (RS: dir. A. Granzotto)
Stabat Mater - Confitebor tibi Domine - Coelestis
Urbs Jerusalem (RS: dir. A. Granzotto)
La Passione di Nostro
Signore Gesù cristo (testo del Metastasio) (XI Festival Lodoviciano) (Tactus)
Ademira opera seria (XII
Festival: dir. G.B. Columbro)
Gli autori
Anna Trombetta e Luca
Bianchini sono musicisti e musicologi, laureati con lode alla Scuola di
Paleografia e Filologia Musicale di Cremona. Da anni revisionano opere
musicali, eseguite in prima mondiale e registrate in CD (Tactus, Phonit Cetra,
Arkadia, Agorà, Dynamic, Bongiovanni): tra l'altro l'Armida Immaginaria
di Cimarosa per il Teatro di Montpellier e per il Festival Internazionale della
Valle d'Itria, la Medea di Pacini per il Teatro di Savona, trasmessa da
RAI 3, replicata quest'anno nel Teatro di Taormina, In Filanda di Pietro
Mascagni per il Teatro Mercadante di Napoli, gli Oratori di Zingarelli, le Sinfonie
di Donizetti, la Dorilla in Tempe di Vivaldi, oltre a numerose opere
inedite, concerti, musica cameristica e sacra di Giovanni Pacini e Johann Simon
Mayr. Hanno scoperto a Milano il primo Werther in forma operistica,
opera sconosciuta di Johann Simon Mayr, eseguito al Festival Rossini in
Wildbad, replicato in Svizzera. Collaborano con Case discografiche ed editrici
musicali. Hanno scritto Goethe, Mozart e Mayr fratelli Illuminati,
Archè, Milano 2001; Teresina Tua, l'angelo del violino, Daniela Piazza
Editore, Torino 2006, e pubblicato articoli, saggi, note di copertina e
centinaia di spartiti e partiture orchestrali.